Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Clima, perde il Sud del mondo

20/12/2009

autore: Paolo Carletti

Tutti delusi, ma per Ban Ki Moon è un «inizio fondamentale»

ROMA. La delusione è enorme, sintetizzata nella mancata approvazione da parte dell’assemblea dell’Onu dell’accordo concluso a Copenaghen sul global warming. L’assemblea ha solamente «preso atto» del testo concordato tra Usa, Cina, India e Sudafrica, non vincolante, in cui l’unico elemento certo appaiono i finanziamenti. Questo spiega la presa d’atto, e non il voto contrario, dell’assemblea di ieri mattina, che consente ai 185 Paesi partecipanti di non bloccare i finanziamenti decisi per le nazioni povere. Ma allo stesso tempo rappresenta una forma di dissenso piuttosto rilevante nei rapporti diplomatici.
 Dunque non è servito l’intervento di Barack Obama, che l’altro ieri era arrivato in Danimarca sostenendo di volere fatti e non parole. E non è servito neanche il frenetico lavoro diplomatico da parte degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite per far recedere Cina e India dalle posizioni di chiusura su alcuni passaggi fondamentali riguardanti i vincoli sulle emissioni inquinanti.
 Per Obama è un fallimento in patria e fuori, l’Unione Europea invece ha dovuto prendere atto ancora una volta di come si stanno ormai consolidando i rapporti di forza, con un G2 (Usa e Cina) che tiene in scacco tutte le altre diplomazie mondiali e non consente di raggiungere nessuno degli obiettivi rivendicati dal resto del mondo.
 A perdere ancora una volta è il Sud del mondo. I Paesi poveri, i Paesi insulari che rischiano di scomparire in pochi anni. Ma come hanno ribadito quasi tutti i delegati europei «è una sconfitta per tutti». Non così la pensa il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon che ha parlato di «inizio fondamentale, anche se non è quello che tutti noi speravamo. Lavoreremo da subito per rendere vincolante entro il 2010 l’accordo raggiunto a Copenaghen». Di ben altro avviso gran parte dei rappresentanti giunti in Danimarca con speranze e illusioni, riuniti nel G77, e di cui fa parte anche lo stato di Tuvalu, isole del Pacifico, che è il primo ad avere dei «rifugiati climatici» per l’innalzamento del livello del mare. «Avete messo trenta denari sul tavolo per farci tradire il nostro popolo, ma il nostro popolo non è in vendita» ha detto il premier Apisai Ielemia quasi in lacrime intervenendo all’assemblea, riferendosi a Giuda e ai 30 miliardi messi a disposizione per i prossimi tre anni dai paesi ricchi. Ma sono molti altri gli stati a rischio per il riscaldamento globale, dall’Africa all’Asia, che nei prossimi anni subiranno conseguenze pesanti.
 In rivolta anche i paesi dell’America Latina - Nicaragua, Bolivia, Venezuela, Cuba, Equador - preoccupati e delusi «per il processo negoziale seguito che non ha osservato i principi di base di democrazia, trasparenza e inclusione del sistema dell’Onu».
 Nuovo appuntamento in giugno a Bonn, ma intanto l’occasione sprecata di Copenaghen sembra assestare un altro colpo micidiale alla salute del pianeta.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice