Rassegna Stampa
Testata: Europa

Cina di traverso. Il presidente Usa gioca da leader

19/12/2009

Barack Obama ha provato ieri a scuotere il summit sul clima di Copenhagen, a un passo dal naufragio. Il presidente statunitense ha esortato i grandi del mondo a trovare un’intesa: «Sono venuto qui non per parlare, ma per agire», ha avvertito, «il mondo ci guarda ed è fondamentale fare passi in avanti, indicare soluzioni» e «accettare un accordo anche se imperfetto».
Al vertice si sono riuniti i leader dell’Ue (Silvio Berlusconi, assente, è rappresentanto dal cancelliere tedesco Angela Merkel), per valutare la possibilità di innalzare l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020 da un taglio del venti per cento a uno del trenta.
Dal summit è emersa una prima bozza di 12 punti (successivamente di nuovo modificata), in cui si parla di “Accordo Copenhagen”.
Per dare contenuto vincolante all’intesa di Copenaghen potrebbe tenersi una conferenza di due-tre settimane da tenere a giugno a Bonn. In quella sede si potrebbero quantificare i tagli alle emissioni e gettare le basi per il nuovo Trattato che dovrà essere approvato alla prossima Conferenza Onu – la Cop 16 - in programma a dicembre.
L’ostacolo principale resta la Cina.
Ieri lo stesso Obama ha incontrato due volte il premier cinese Wen Jiabao, nella speranza di mettere da parte le differenze emerse in questi giorni di intensi negoziati.
La Cina è l’unico paese che emette una quantità maggiore di gas serra degli Usa.
Prima del secondo incontro con Wen, il presidente statunitense aveva partecipato a una riunione ristretta per tentare di chiudere un’intesa, con i leader di Australia, Regno Unito, Francia, Germania e Giappone, oltre ai rappresentanti dei paesi in via di sviluppo e di Russia e Cina. Non c’era però il premier Wen. Una nuova bozza non ufficiale del testo, scaturita dall’incontro, cancellava il riferimento all’anno 2010, come limite entro il quale mettere a punto un nuovo trattato internazionale giuridicamente vincolante che sostituisca il protocollo di Kyoto dopo il 2012.
La bozza, come quelle già circolate in precedenza, prevede «forti riduzioni» delle emissioni di gas serra a livello globale, senza però quantificarle. Ci sono alcuni allegati, vuoti e che andrebbero riempiti, con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese e con i finanziamenti da ogni paese ricco.
Ancora tre i nodi da sciogliere: la quantificazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei paesi sviluppati (che sono ancora insufficienti) e almeno un impegno per contenere le emissioni dei paesi in via di sviluppo; le cifre esatte degli impegni finanziari dei paesi ricchi nei confronti dei paesi in via di sviluppo; e soprattutto il problema della cosiddetta “trasparenza”, ovvero la definizione dei meccanismi di controllo, monitoraggio e verifica internazionali sia del modo in cui saranno usati i finanziamenti che dell’effettivo conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Washington potrebbe aprire i cordoni della borsa per i paesi in via di sviluppo, ma solo a condizione che questi accettino meccanismi di controllo internazionali. Ma la Cina considera qualunque controllo di questo tipo come una violazione della sua sovranità nazionale.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice