Rassegna Stampa
Testata: Europa
La tv grande assente a Copenhagen
19/12/2009
autore: Marco Frattodi
Come volevasi dimostrare. Il vertice di Copenhagen, che si conclude proprio nelle ore in cui scriviamo, ha attraversato la politica italiana senza che questa abbia mostrato il minimo sussulto. Certo, i giornali hanno dedicato un’attenzione inedita alle tematiche del summit. Con qualche curiosa divergenza: quasi tutte le testate, per esempio, hanno sottolineato positivamente in settimana l’appello di Benedetto XVI perché i governi si assumano le proprie responsabilità nei confronti del pianeta.
Secondo il Giornale invece, assai parco di notizie dalla capitale danese, il pontefice si sarebbe innanzitutto pronunciato contro i “neopagani” che assolutizzano la natura prendendo le distanze dagli ecologisti che seminano il catastrofismo.
Come dire: ogni occasione è buona per ribadire posizioni di retroguardia.
Ma la grande assente in questa kermesse mediatica, almeno per quanto riguarda il contesto italiano, è stata la televisione.
Non una parola, da AnnoZero a Ballarò, per non parlare di Porta a Porta, è stata pronunciata nei talk show per inquadrare l’evento che si è celebrato durante le ultime due settimane. Con il risultato che nemmeno lì, davanti alle telecamere, gli esponenti di governo e opposizione si sono confrontati intorno ad un tema che il servizio pubblico (passi per l’emittenza privata) ritiene evidentemente di scarso rilievo.
Così il rischio è che nell’immaginario collettivo, dopo questo tumultuoso tentativo di democrazia globale, si sedimentino alcune convinzioni difficili da smontare. Come quelle che riguardano il ruolo della società civile: le scorribande dei black bloc, ampiamente riprese dai tg, rischiano di oscurare le realtà sociali che hanno animato un Klimaforum, raccontava Marina Forti sul manifesto, spesso più concreto della sessione ufficiale. E poi l’idea che contenere l’escalation della temperatura entro una media di 2 gradi sia sufficiente: basta leggere il report diffuso dal Wuppertal Institute per rendersi conto che questo valore condanna alla fame le popolazioni che risiedono nelle zone più vulnerabili del pianeta, dove la temperatura è destinata ad andare oltre il livello di guardia.
Ci lasciamo Copenhagen alle spalle con la sensazione che un risultato importante si possa raggiungere.
Ma anche con la consapevolezza che fermarsi adesso sarebbe un tragico errore: senza una svolta reale verso l’economia a basse emissioni anche i 100 miliardi di Obama per i paesi poveri rappresenterebbero un inutile obolo.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice