Rassegna Stampa
Testata: Europa
SOS di Venezia a Copenhagen
17/12/2009
autore: Guido Moltedo
L’allarme di Paolo Canestrelli, del Centro maree
Paolo Canestrelli conosce come pochi la laguna di Venezia e i suoi cicli vitali. Dal 1983, cioè dacché esiste, dirige il Centro previsioni e segnalazioni maree, un osservatorio del Comune che ha il compito di garantire alla cittadinanza la massima informazione sulla marea e un tempestivo servizio di allarme in caso di acqua alta eccezionale. Ultimamente gli è successo troppo frequentemente di dover far suonare la sirena per allertare i cittadini dell’acqua alta in arrivo, il che è motivo di preoccupazione per il compassato ingegnere veneziano. Canestrelli ha sempre misurato le parole, non ha mai concorso ad alimentare paure e allarmismi: al contrario, ha sempre invitato a considerare con senso di realtà il problema dell’acqua alta. Oggi, però, i suoi toni sono diversi. Secondo Canestrelli, il climate change minaccia la città dei dogi. Non oggi, non domani, ma nei prossimi decenni i rischi per Venezia si presentano elevati. «Ci sono state un paio di giornate recentemente – dice l’ingegner Canestrelli – nelle quali si sono avute maree sostenute, con la più elevata a 131 centimetri. Segna il valore più alto di quest’anno, che non è eccezionalissimo (le maree eccezionali superano i 140 centimetri). È tuttavia una marea molto sostenuta, se si pensa che allaga un buon tratto di superficie urbana. La tabella che abbiamo appena messo a punto con la società Insula mostra che, a 130 cm, il 43 per cento del centro storico viene allagato».
In quel caso bastano le passerelle?
Tutto il contingente di passerelle – un migliaio per complessivi quattro chilometri – è distribuito nei punti nevralgici della città è ed allestito quando la marea è data fino a circa 1,20 m. Quando sale oltre, qua e là si formano allagamenti che potrebbero rendere vana la stesura di queste passerelle.
Poi c’è un altro problema: per piazza San Marco, che è una delle aree più basse della città, la marea arriva a coprire l’intera piazza con 85 cm, le passerelle sono alte 45 cm, quindi quando arriva a 125-130 cm c’è il pericolo che queste galleggino.
Gli stivali sopra il ginocchio sono sufficienti?
Per la maggior parte dei percorsi pedonali, sì, magari avvalendosi delle passerelle, dove riescono a coprire lo stesso i tratti sommersi, ma in altre zone no, e occorrono quelli alla coscia. Per la zona marciana, la quota in cui si passa da quelli al ginocchio a quelli alla coscia, o addirittura a tutta coscia, diciamo, è 120, per il centro storico è 130.
Ma a parte questi eventi importanti, peraltro inferiori ad altri più seri del passato, che cosa la preoccupa oggi?
Grazie alla mia esperienza di oltre trent’anni presso questo ufficio, posso intravedere due dati che mi allarmano. Il primo è che quest’anno, con molta probabilità, supereremo o eguaglieremo il massimo valore di fenomeni attorno agli 80 cm. Per capirci: piazza San Marco è stata allagata (con 80 cm la piazza è in buona parte sommersa, con 85 lo è totalmente) già 107 volte. Nel 2002, anno record, furono 111. Però già domani (oggi, ndr) prevediamo un superamento di almeno 95-100 cm, per cui è un altro evento, dopodomani lo stesso ed è in arrivo anche qualcosa per sabato e martedì prossimi. Secondo me, salvo qualche miracolo, dovremmo almeno eguagliare il valore di 111, se non addirittura superarlo.
La frequenza degli eventi sopra gli 80 cm è cresciuta: dieci anni fa, era 30 o 40 volte. A questo, dobbiamo sommare un secondo fattore: il livello medio del mare.
Nel quarantennio 1960-2000 era attestato attorno ai 23 cm, con leggere oscillazioni, ma rimanendo per quarant’anni abbastanza stabile.
Con l’inizio del nuovo secolo, questo livello si è attestato su una media che supera i 26 cm. Le oscillazioni di marea sono quindi tre centimetri più alte. Le minime saranno più alte, ma soprattutto lo saranno le massime. Oggi anche la marea astronomica comincia ad allagare piazza S. Marco. In passato non era mai accaduto.
Marea astronomica?
La marea che noi osserviamo è frutto essenzialmente di due componenti: una astronomica, che è un insieme di oscillazioni semplici dovute all’interazione delle masse fluide sulla terra dei corpi celesti, principalmente luna e sole. Questa prima componente varia nel tempo, ma ha una sua cadenza, una sua logica, per cui è determinabile e quantificabile anche a mille anni di distanza. Esiste poi una seconda componente, che si combina con questa, ed è quella dovuta alla meteorologia.
Venti, soprattutto di scirocco, o sbalzi di pressione fanno muovere queste masse e queste oscillazioni – molto più difficili e bizzarre da prevedere – si sommano alle precedenti.
Le maree che noi osserviamo sono la somma di fenomeni con effetti completamente diversi, uno astronomico e uno meteorologico, che insieme danno la marea che vediamo dalla riva di piazza San Marco. Se avessimo un occhio che registra come un pennino, guardando l’acqua noi registreremmo la somma di queste due quantità.
Quando parla dell’aumento del livello medio del mare a 26 centimetri, si tratta di un fenomeno osservato a Venezia o anche altrove?
Noi lo registriamo a Venezia ma negli scorsi anni, confrontando il livello di Trieste, abbiamo notato che anche là c’è un aumento analogo. E Trieste è considerato un sito “fermo” dal punto di vista di subsidenza. Ma c’è un altro aspetto che non è stato ancora considerato.
Tre centimetri in più su tutto l’Adriatico significano ben più per Venezia. Quando c’è un evento sciroccale che porta questa massa d’acqua ci sono tre centimetri, distribuiti su una superficie grandissima, che viene convogliata tutta al nord. A Venezia non sono tre, ma un multiplo di tre. Quest’anno ci siamo attestati, secondo valori rilevati il 30 novembre, a 31,7, che è altissimo. Il valore più alto registrato nella storia di Venezia è di 29 centimetri nel 2001 e 28,9 nel 2002.
Sono anni recenti e si vede un continuo incremento anche sul livello medio del mare. Non solo è stato raggiunto il massimo nel 2001, ma è stato anche sorpassato.
Non è una cosa normale, è preoccupante.
Soprattutto se pensiamo allo scenario dei prossimi dieci anni.
Che scenario vede?
I valori di marea aumentano continuamente di frequenza. Nelle proiezioni dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) si parla di una forchetta di previsioni del livello medio del mare che va dai 15 cm ai 70 cm, con una media attestata su 49 cm (secondo un’ultima proiezione del 2007). I limiti sono molto ampi, ma se guardiamo le nostre curve, noi siamo nei valori più elevati dati da questi intervalli – e quest’anno ci andremo anche un po’ fuori, forse. Venezia sta andando verso l’estremo più elevato. Se si verificassero questi 49 cm nei prossimi cent’anni, la vivibilità a Venezia verrebbe compromessa, perché avere 40-50 cm in più nella città vorrebbe dire inondazioni continue.
Piazza San Marco sarebbe quasi quotidianamente inondata, senza contare che sarebbero molto probabili eventi come quelli del 4 novembre ’66, perché ci avviciniamo moltissimo alla soglia dei due metri. Certo, quell’evento si verificò dopo anni di tranquillità.
Poi ce ne fu un altro, il 16 novembre 2002, di 147 cm. Dopo ci fu una pausa e per tre anni non ci furono eventi di rilievo, ma il livello medio del mare fu sempre di 26, segno che non c’erano condizioni meteorologiche favorevoli, ma il livello del mare si alzava. Poi c’è stato quello del 1 dicembre 2008 (156 cm).
Ma la previsione meteorologica peggiorava molto rapidamente, costringendoci ad aggiornare frequentemente ogni previsione successiva. Quando si comincia col sorpassare continuamente i record stabiliti è un brutto segno: la situazione sta proprio cambiando.
Il dibattito sulla salvaguardia di Venezia, negli anni scorsi, si è basato su dati precedenti al 2000. I dati attuali lasciano poco spazio a posizioni ostili alla costruzione delle dighe mobili, il Mose.
Il progetto, in procinto di essere realizzato, si basava sulla serie storica dei dati a disposizione.
Adesso il Mose, in fase avanzata, diventa la difesa di cui si dota Venezia. Rispetto ai dati di cui disponiamo, potrebbe essere un’opera adeguata, ma le cose potrebbero anche peggiorare ulteriormente. L’opera dovrebbe funzionare per livelli superiori a due metri, con un franco di 50-60 cm (secondo i loro comunicati). Potrebbe funzionare bene per una mareggiata tipo quella del 4 novembre 1966. Ma se il livello medio del mare aumenta troppo – e Venezia è alle prese con un allagamento frequente – fino ad arrivare, se questo trend prosegue per decenni, a un numero di allagamenti che non corrisponde più alle acque alte, ma inizia ad essere al livello alto dell’acqua normale dell’Adriatico, il Mose, pur funzionando, non consentirebbe alla laguna il necessario ricambio per troppi giorni di seguito, tanto da creare un inquinamento eccessivo ed elevato per la città.
In certi casi, possono essere chiuse solo in parte le dighe...
Certo, si può chiudere per esempio quella di mezzo a seconda delle situazioni. Ma se il livello aumenta troppo, abbiamo sempre acqua alta per le strade. Potremmo rialzare Venezia, ed è già stato fatto, ci resta forse un’ultima possibilità di rialzo di 20 centimetri.
Ma non ci siamo comunque, l’alta frequenza delle maree costringerebbe il Mose a chiudere continuamente.
Sarebbero necessari altri interventi complementari.
Saremmo costretti a una gestione forzata della laguna. Se il livello del mare cresce, la laguna dovrebbe essere gestita con un sistema idraulico forzato, un ricambio di acqua forzato.
Comunque parliamo di un tempo che è molto lontano da noi, non dei prossimi anni.
(ha collaborato Azzurra Meringolo)Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice