Il caso: Quasi un referendum in riva al mare sulla nuova sabbia dopo il contestato ripascimento
Non c’è più soltanto rabbia: ora cresce il consenso
CAGLIARI. Se fosse un referendum, il Poetto non fallirebbe di certo il quorum. Sul bagnasciuga non si parla d’altro: tutti si esercitano nel tormentone dell’estate, spiaggia bella o spiaggia brutta, meglio prima o meglio ora. E nel referendum favorevoli e contrari finirebbero allo sprint. Anche se, sorpresa, rispetto ai mesi scorsi tira un’altra aria. Non più solo voci sdegnate per l’intervento voluto dalla Provincia, anzi: pur senza pretese di validità statistica, un giro in mezzo al popolo del Poetto vede una lieve prevalenza dei soddisfatti. Nemmeno l’insolita invasione di meduse, ieri, ha modificato l’ordine del giorno delle discussioni sul telo spugna. «Lo spiaggione fa schifo», taglia corto Fabrizio Ferrando, «la sabbia è grigia ed è troppo grossa». Più articolato il giudizio favorevole di Enrico Paulis, surfista che ha visto sparire, negli anni scorsi, la sabbia alla prima fermata: «A me piace. Certo che non è bianca come prima, e non lo sarà mai. Ma basta pensare a com’era questo angolo di spiaggia un anno fa: tutti ammassati in tre metri». I favorevoli sembrano comunque sfiorati dal dubbio, i contrari sono più arrabbiati e poco concilianti. Per niente conciliante Simonetta Pes, cagliaritana che vive a Londra. Ieri a mezzogiorno ha visto per la prima volta il Poetto “nuovo” ed è inorridita: «Sono sotto choc», dice mentre stende l’asciugamano nello spazio tra il D’Aquila e il Lido, «non è la spiaggia splendida di cui ho parlato ad amici di tutta Europa. Tutti i miei ricordi di ragazza hanno come sfondo la sabbia bianca che adesso non c’è più». Ma suo marito, il londinese Theo Bradley, non è così addolorato per la trasformazione del litorale che pure frequenta da sei anni: «Ora è meglio, è molto più grande. Avevo visto le foto su internet e temevo peggio. E poi anche se c’è vento non ti finisce in faccia». Si va verso il Lido e si trovano altre opinioni contrapposte. Ferrante Meloni si dice soddisfattissimo e conia un’immagine efficace: «La spiaggia è diversa, ma è come quando si fa un trapianto di cuore: il paziente non può fare tutto quello che faceva prima, ma l’intervento è necessario per sopravvivere. Qua la spiaggia praticamente non c’era più: era una questione di sopravvivenza del Poetto». Invece Federica Lobina dice che «il risultato finale non è granché, meglio prima. Anche se adesso si sta più larghi». Lo spazio in più è decisivo per molti pareri favorevoli, come quello di Rosita Milia («l’anno scorso non venivo, adesso sì») e Gianluca Cogoni («meglio la sabbia grigia che niente»). Altri, per esempio Stefania Provenzano, sono contenti perché «la sabbia troppo fina si attaccava e non riuscivi più a scuoterla, con quella aggiunta di recente va molto meglio». Non mancano i super informati, quelli che citano studi scientifici e dati statistici riportati dai giornali. «Non è vero che il sole schiarirà il materiale prelevato dal mare», assicura Filippo Sanna, «c’è chi l’ha messo in un forno e non è successo niente». Antonella Orrù obietta che non era possibile intervenire altrimenti: «Portare la sabbia dalle cave avrebbe comportato 37mila viaggi di camion, le proteste ci sarebbero state ugualmente». Roberto Marras è appena uscito dall’acqua, davanti all’ospedale marino, e fa notare: «Ora sul bagnasciuga c’è un dislivello pericoloso, soprattutto per i bambini». Non solo: «È cambiato anche il colore dell’acqua», aggiunge Angela Tocco, «è più torbida». Ma secondo Maria Rosaria Pinna «sulla riva è già tutto come l’anno scorso. Probabilmente anche il resto della spiaggia ritornerà all’antico». Se lo augurano in molti, ma Giuseppe Sechi scuote la testa: «Ci vorranno mille anni». Tra i soddisfatti c’è chi va al Poetto per lavoro. Costantino Fara, titolare del bar L’aurora: «Almeno adesso c’è un po’ di spazio. E si nota già un incremento delle presenze. I pareri dei clienti sono quasi sempre positivi». Anche Mamadou Djetou frequenta il litorale per lavoro, con la sua sacca di occhiali e vestiti: «L’anno scorso non riuscivo neanche a passare tra la gente, quest’estate andrà molto meglio». Più o meno lo stesso argomento di altri che, invece, vanno in spiaggia come semplici bagnanti. Ernesto Proto ricorda: «Prima non si poteva neppure chiacchierare senza che il vicino di ombrellone ascoltasse tutto». Sua moglie invita i critici a pazientare: «Non si può pretendere di esprimere giudizi così presto, aspettiamo l’anno prossimo». Ma Alessandro Pes non è d’accordo: «Almeno ci avessero detto prima che il risultato poteva essere deludente. Sinceramente, lo spiaggione non mi convince proprio». Ancora più scoraggiata Monica Mascia: «Ogni volta che vedo il Poetto mi viene da piangere. Non è più quello di una volta», conclude: «Forse dovrebbero cambiargli il nome».