Rassegna Stampa
Testata: Il Manifesto

«Un patto vincolante E basta col petrolio»

15/12/2009

autore: Paolo Gerbaudo

GEORGE MONBIOT Occasione irripetibile

«Sono sempre stato un outsider. E ora eccomi qua tenuto fuori al freddo in una conferenza sul riscaldamento globale» - George Monbiot, editorialista del Guardian e attivista climatico, prende con ironia il fatto di essersi visto negare il pass per la conferenza Onu sul clima. Ma quando si comincia a parlare dello stato delle trattative è a corto di umorismo: «La situazione è preoccupante. Tra i politici non sembra esserci il senso di urgenza e la consapevolezza della loro responsabilità storica. Siamo ancora lontani da una soluzione credibile, all'altezza del quadro fosco disegnato dagli scienziati».

Siamo oramai giunti alla fase decisiva dei negoziati. Pensa che si arriverà a quell'accordo ambizioso che la maggioranza delle delegazioni dichiara di voler raggiungere?
C'è da dire solo una cosa: se non riescono ad arrivare a un accordo questa settimana, non so quando ci potranno riuscire. Il responso della scienza sul riscaldamento globale è oramai incontrovertibile e questa conferenza è un'occasione irripetibile. In un momento come questo avremmo bisogno di leader veri, persone con una visione a lungo termine. Invece sembra che abbiamo a disposizione soltanto dei tecnocrati che giocano a rimpiattino.

Si è fantasticato sul possibile «effetto Obama» per salvare il negoziato.
Se Obama venisse qui a fare un discorso coraggioso in cui dicesse sinceramente: mi è stato detto dal Senato e dal mondo del business di non fare nessuna promessa ma nonostante ciò io ho deciso di fare ciò che secondo me è giusto - sostenere un piano ambizioso e legalmente vincolante - in tal caso la sua presenza potrebbe salvare le sorti della conferenza. Purtroppo è improbabile ciò avvenga.

I paesi in via di sviluppo hanno abbandonato le trattative. Sono loro i «sabotatori» dell'accordo?
I paesi industrializzati stanno cercando di fare lo scaricabarile con i paesi del terzo mondo. Ma quello che hanno affermato le nazioni più povere, e in particolare i paesi africani, è sacrosanto: mantenere l'aumento della temperatura sotto un grado e mezzo, e non cancellare le misure di riduzione delle emissioni già stabilite dal protocollo di Kyoto. Sono i paesi poveri che stanno spingendo quelli ricchi a fare i conti con la gravità della situazione. Spetta alle nazioni più ricche dimostrare che vogliono fare sul serio.

Se potesse scrivere lei l'accordo, cosa ci metterebbe?
Comincerei con un bel taglio del 10% entro il 2010, un provvedimento che è stato sottoscritto da decine di migliaia di cittadini, da imprese ed amministrazioni locali in Gran Bretagna. Per me è l'unico obiettivo percentuale che abbia un significato concreto. Poi stabilirei che i tagli alle emissioni vengano definiti in maniera cumulativa, chiarendo in maniera chiara quante tonnellate di emissioni si vogliono tagliare. Tutto ciò si può fare stabilendo un limite globale alle emissioni, combinato con un mercato dei diritti all'emissione di anidride carbonica, che dovrebbero essere messe all'asta e non regalate alle multinazionali come avviene ora. In questo modo sarebbe possibile raccogliere ogni anno un'ingente somma di denaro da investire in tecnologie sostenibili, nell'adattamento all'effetto serra e nell'aiuto ai paesi del terzo mondo. Ma neppure questo basta.

Qual è allora la soluzione vera all'emergenza clima?
Lasciare i combustibili fossili sotto terra, altrimenti qualsiasi provvedimento sull'efficienza energetica e sulle energie rinnovabili si rivelerà inutile. Questa è l'unica soluzione realistica, perché è più facile regolare quello che fanno poche decine di multinazionali energetiche piuttosto che miliardi di consumatori. Secondo uno studio recente, per evitare un aumento della temperatura superiore ai due gradi, bisogna evitare di bruciare più del 60% delle riserve di combustibili fossili ancora esistenti. Se vogliono risolvere l'emergenza clima, dovrebbero discutere quali giacimenti verranno messi da parte a questo scopo per evitare che si scateni un riscaldamento globale irreversibile con conseguenze devastanti.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice