Rassegna Stampa
Testata: Il Manifesto
Per i leader mondiali scontro all'ultima bozza
16/12/2009
autore: Marina Forti
CLIMA - La Conferenza diventa Vertice
La parola chiave è «compromesso»: lo ha detto la signora Connie Hedegaard, ministra dell'energia e del clima della Danimarca e presidente di questa conferenza Onu sul clima che potrebbe determinare come si ri-orienta l'economia mondiale nei prossimi 10 o 20 anni. Ieri sera la conferenza è entrata nella sua fase conclusiva e decisionale, quella affidata a ministri e capi di stato. Non è più una «conferenza» ma un «vertice». Ma se la signora Hedegaard dice che la parola chiave dei prossimi tre giorni è il compromesso - e se il segretario generale dell'Onu, Ban Ki moon, è venuto qui a fare appello a «buon senso, compromesso e coraggio», è perché un accordo è ancora lontano.
Ieri sera sono circolate le bozze dei documenti finali della conferenza, negoziati nell'ultima settimana e mezzo di lavori: i punti di disaccordo sono segnati tra parentesi, e le bozze messe a punto ieri sono farcite di parentesi. Le posizioni delle parti in causa restano molto distanti su un po' tutte le questioni di fondo: taglio delle emissioni di gas di serra, finanziamenti, meccanismi legali. Nella tarda serata di ieri dunque la presidente dell'assemblea ha convocato un'altra riunione tra pochi ministri (nei giorni scorsi sono stati molto criticati questi inviti selettivi). Stavolta pare abbia invitato uno per ciascun gruppo di paesi: le piccole isole, il G77, l'Africa, l'Unione europea, Cina, India, il cosiddetto «umbrella group» (Australia, Canada e altri) che vorrebbe affondare il Protocollo di Kyoto e sostituirlo con un nuovo accordo ancora tutto da definire, e poi gli Stati uniti che vorrebbero pure affondare Kyoto e sostituirlo con un sistema di impegni volontari per paese o gruppi di paesi...
Non facile, trovare un compromesso, perché le posizioni restano distanti su tutte tre le questioni di fondo. Primo: stanno cercando di definire un trattato che riprenda il quadro legale del Protocollo di Kyoto per estenderne la durata con nuovi obiettivi? Ma qui i paesi industrializzati (quelli che ai sensi del Protocollo devono tagliare le loro emissioni di gas di serra entro il 2012) fanno notare che c'è il problema Stati uniti: l'America si era tirata fuori da Kyoto, con l'amministrazione di George W. Bush, quindi ora bisognerebbe ridefinire un nuovo trattato aggiuntivo su misura per Washington. Gli Usa però vogliono che anche la Cina partecipi di un nuovo quadro di azioni comuni e Pechino rifiuta di sottoscrivere accordi se prima i paesi industrializzati non fanno la loro parte: la tensione tra americani e cinesi qui è uno degli ostacoli.
Secondo: restano distanti le posizioni sull'obiettivo di taglio delle emissioni. Distanti tra loro i paesi industrializzati - l'Unione europea si impegna a tagliare del 20% rispetto al livello del 1990 entro il 2020, paesi virtuosi come la Norvegia vanno oltre (40%), tutti gli altri sono molto più avari di promesse e gli Stati uniti offrono di tagliare del 3% rispetto al livello del 1990 (17% rispetto al 2005). Il capo negoziatore statunitense Todd Stern ieri ha tenuto una conferenza stampa per dire «sembra poco, ma per noi è molto» dopo otto anni di inerzia. I paesi in via di sviluppo, Cina e India in testa, chiedono che i ricchi si impegnino a tagliare le emissioni del 40% entro il 2020, misura appena adeguata alla gravità della situazione. Quanto a loro, Cina, India, o Brasile parlano di ridurre l'intensità di carbonio, ovvero le emissioni per unità di Prodotto interno lordo: cioè ridurre la curva di crescita delle emissioni. Ma a condizione che ci sia un accordo su azioni a lungo termine per finanziare la transizione a tecnologie pulite, energie rinnovabili.
Questa è la terza questione aperta. Il fatto è che di soldi sul tavolo ce ne sono pochi: l'Unione europea aveva parlato di 100 miliardi di euro da qui al 2020, ma la settimana scorsa si è limitata a offrire un paio di miliardi l'anno da qui al 2012, «per cominciare». E gli Stati uniti annunciano qui un aiuto di 1, forse 1,3 miliardi di dollari l'anno fino al 2012, ma dicono nulla sul lungo termine. Anche se tutti sanno che questa «transizione a un'economia a bassa intensità di carbonio» è forse la vera posta in gioco qui, e la vincerà chi investirà prima nei settori di futura crescita.Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice