Rassegna Stampa
Testata: Il Manifesto
Polizia senza freni, cariche e 2000 arresti
17/12/2009
autore: Paolo Gerbaudo
CORTEI Tra i fermati almeno 30 italiani
Sono le 11:35 quando le 4.000 persone del blocco blu della manifestazione Reclaim the Power - organizzata dalla coalizione Climate Justice Action - si lanciano verso il cancello del Bella Center avanzando in lunghe catene umane. Pochi secondi e partono le manganellate, sferrate da massicci poliziotti venuti dalla provincia di tutta la Danimarca. Mentre nel caldo del centro conferenze il summit sembra sull'orlo di squagliarsi con lo stallo del negoziato, fuori nevica e l'aria gelida è rotta dalle grida «il nostro clima, non il vostro business», «giustizia climatica adesso» e «No justice, No peace, Fuck the police».
Le prime linee si infrangono sulle manganellate. I feriti arrancano e indietreggiano. Poi volano raffiche di spray urticante che quasi si condensa per il freddo. Una ragazza danese si lascia andare a terra, le mani agli occhi, e la palpebre serrate dal dolore. Un'altra ragazza le versa un po' di acqua sugli occhi. Due amici la portano verso le retrovie dove Rasmus un ragazzo di Ahrus, si versa acqua e Malox sugli occhi. «Mi hanno dato 10 o 15 manganellate sul braccio, e mi hanno rotto un dito».
Un attimo di calma. Poi si ricomincia, in una mischia da rugby a base di spintoni tra manifestanti e polizia. Spalle e braccia spingono avanti le prime file, ma le manganellate ricacciano indietro i manifestanti. «Fate catena! Chiudete i buchi!», gridano a ripetizione. Si prova a sfondare con un muro di materassini legati l'uno all'altro, ma neppure questa trovata riesce a cambiare le sorti dello scontro.
Dal lato sud ci provano gli attivisti del blocco verde, che in bici e piedi tagliano per i prati che circondano il centro conferenze. Solo poche decine riescono a superare un fossato e a scavalcare il recinto prima di essere acciuffati a malo modo. Ma la protesta esplode pure dentro i saloni del Bella Center, con azioni di protesta di gruppi indigeni ed ambientalisti ed una delegazione di sessanta persone che viene bloccata mentre lascia il centro conferenze per unirsi ai manifestanti.
L'assemblea popolare sul clima che era prevista al di là della rete, si tiene sulla strada. Manifestanti seduti in cerchio, e rappresentanti di organizzazioni del sud del mondo, discutono le proprie proposte alternative per l'emergenza clima. «Dobbiamo evitare che il cambiamento climatico diventi semplicemente un nuovo mercato per le multinazionali», avverte Alberto Gomez rappresentante messicano di Via Campesina.
Tra i manifestanti un po' di amaro in bocca per la maniera in cui la polizia è riuscita a soffocare la protesta, ieri come nei giorni precedenti «Sono un po' deluso. Siamo arrivati vicini alla rete, e per colpa di un momento di esitazione non siamo riusciti a sfondare», lamenta Roman 26 anni di Praga.
Se ieri gli attivisti si sono comportati in maniera assolutamente pacifica, usando solo spintoni per farsi strada tra i poliziotti, le forze dell'ordine danesi hanno ricorso di nuovo ad arresti preventivi di massa, nonostante le pesanti critiche ricevute negli ultimi giorni. A finire nel carcere temporaneo di Valby, oltre 260 persone, che portano il numero di arresti totali sempre più vicino a quota 2000. Fra questi almeno 30 italiani.
E sono continuati pure gli arresti mirati di quasi tutti i portavoce di Climate Justice Action. Dopo l'imboscata a Tadzio Muller, figura di punta della coalizione, arrestato martedì all'uscita da una conferenza stampa, ieri agenti in borghese hanno trascinato via altri 4 portavoce, accusati di istigazione al reato.
Così mentre il calendario di proteste ed azioni contro la conferenza Onu sul Clima volge alla conclusione, gli attivisti che in queste ore hanno già cominciato a lasciare Copenhagen, di questo vertice ricorderanno soprattutto la repressione chirurgica condotta dalla polizia, che secondo Naomi Klein ha sporcato il buon nome della democrazia danese. O per dirla con il presidente iraniano Ahmadinejad - intervistato martedì in esclusiva dalla televisione pubblica danese - «quello che facciamo noi con le dimostrazioni a Tehran non è poi tanto diverso da quello che avete fatto voi con le proteste a Copenhagen». Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice