Rassegna Stampa
Testata: Corriere della Sera

Clima, ultima chance: arrivano i leader

17/12/2009

autore: Danilo Taino

Il vertice Dura opposizione della Cina. Probabile un Consiglio Ue straordinario:Merkel sostituisce Berlusconi
Stallo a Copenaghen, via la presidente danese. Obama: spero di essere utile

COPENAGHEN — La palla dei negoziati sul clima in corso a Copenaghen è ormai tra le mani dei leader politici. Ieri, la Conferenza Onu è rimasta nella situazione di stallo del giorno precedente: la scadenza — venerdì — è sempre più vicina e se non ci sarà una forte iniziativa politica la conclusione di questo attesissimo vertice potrebbe essere oltremodo deludente, se non fallimentare.
Oggi saranno presenti nella capitale danese buona parte dei 125 capi di governo attesi e molti prenderanno la parola davanti ai delegati dei 192 Paesi. Tra gli altri, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy, il primo ministro britannico Gordon Brown. Con ogni probabilità oggi si terrà anche uno speciale consiglio europeo dei capi di governo dei 27: Silvio Berlusconi non ci sarà e, sulla base del nuovo trattato di Lisbona, non potrà essere sostituito da un ministro; ha dunque chiesto a Frau Merkel, che ha accettato, di sostituirlo. In città ci sono o arriveranno anche il presidente americano Barack Obama (che dichiara: «Spero che la mia presenza sarà utile»), quello russo Dimitri Medvedev e il primoministro cinese Wen Jiabao: ma, a testimonianza dei dubbi persistenti sull’esito dell’accordo, non si sa ancora se e quando parleranno all’assemblea dei delegati. La Conferenza insomma passa le ore tra incertezza e delusione. Vista la necessità di dare una spinta alle trattative, viste le critiche che le erano state rivolte e visto il cattivo stato dei lavori, la presidente della Conferenza, la prossima commissaria europea per il Clima Connie Hedegaard, ieri si è dimessa e ha lasciato al primo ministro danese, Lars Løkke Rasmussen, il compito difficile di tenere le fila dei lavori. Ciò nonostante, la presidenza non è riuscita a produrre una bozza di accordo da proporre alla discussione, soprattutto per la durissima opposizione della Cina e del Gruppo dei 77 (Paesi poveri) che hanno ammonito i ricchi a non tentare colpi di mano. Per tutto il giorno, i danesi hanno cercato di creare un gruppo di 25 Paesi, rappresentativi su base regionale e per interessi, che si mettessero al lavoro per un testo condiviso. Niente da fare: il G77 più la Cina lo hanno impedito. A drammatizzare le cose si è anche saputo che Giappone, Russia e Canada non entreranno in un nuovo accordo tipo Kyoto se tutti non accetteranno tagli alle emissioni vincolanti: la Ue resterebbe la sola ad avere obblighi di riduzione.
Tutto ciò non significa che ogni speranza sia svanita. Il britannico Brown, per esempio, ha lavorato tutto il giorno, e ha continuato di notte, per cercare un accordo sul finanziamento di lungo periodo ai Paesi più poveri perché si proteggano dalle conseguenze dei cambiamenti climatici e adeguino le loro economie a un regime di basse emissioni. Se ci riuscisse l’intero negoziato potrebbe ritrovare momento. Sono in gioco però cifre enormi, anche se i Paesi africani, in un’iniziativa in cooperazione con la Ue, sono venuti incontro a Brown e hanno abbassato le loro richieste da 400 a 100 miliardi di dollari l’anno dal 2020. Il problema è capire da dove arriveranno, chi li gestirà e come avverrà il controllo sul modo in cui verranno impiegati. I negoziati sono insomma difficili e delicati. A peggiorare le cose, l’assoluto caos organizzativo dei danesi e la rigidità spesso ridicola della polizia locale: ieri, per esempio, la ministra dell’Ambiente italiana Stefania Prestigiacomo è stata bloccata all’ingresso della Conferenza per quasi un’ora da agenti zelanti e un po’ brutali. È seguita una protesta ufficiale.

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