Rassegna Stampa
Testata: Il Fatto Quotidiano

Clima a pezzi a Copenaghen

17/12/2009

autore: Diletta Varlese

DIMOSTRAZIONI E DIVISIONI, INTESA LONTANA

Raggiungere il Bella Centre ieri è stata un’impresa. La città blindata dalle primissime ore della mattina, polizia a sirene spiegate in ogni strada della capitale danese, metropolitana bloccata e, in più, la neve e il vento. Erano centinaia i manifestanti che si riversavano nei treni per trovarsi ai blocchi di partenza da cui si sono mosse le due manifestazioni. Gruppo Blu e Gruppo Verde, ognuno con insegne e canti e slogan che dicevano “Reclaim the power”, “Rivendichiamo il potere (di decisione)”. La meta era il Bella Centre, dove ha luogo il summit. A mezzogiorno, contemporaneamente all’a rrivo dei manifestanti da lontano, rappresentanti di varie ong e del Consiglio permanente dei popoli indigeni delle Nazioni Unite all’i n t e rno del centro, si sono uniti in uno sciame che gridava “firmate il trattato della gente”, il trattato che ha a cuore gli interessi delle persone, e sfilava verso l’uscita. L’idea era che i delegati accogliessero i manifestanti. Ma un muro di 300 metri di poliziotti li ha divisi, con il risultato che i 300 delegati sono stati minacciati di arresto se avessero accolto la marcia e i circa 1200 manifestanti sono stati bloccati dalla polizia. Il totale degli arrestati durante tutta la mattinata in varie zone della città è di 230, a suon di gas lacrimogeni, e manganelli. Il corteo è stato poi rapidamente disperso e non ha ottenuto di arrivare alla stretta di mano con i delegati che li aspettavano sotto la neve.
Non che il clima all’inter no del Bella Centre sia stato meno intenso. Ieri era la prima giornata dei colloqui diplomatici. Sono arrivati buona parte dei presidenti di paesi in via di sviluppo, e hanno fatto sentire tutto il loro disaccordo. I delegati di Brasile, India ed Ecuador hanno fatto presente le loro lamentele, accusando il summit di poca considerazione per le loro esigenze. Il problema, dicono, è che i paesi ricchi l’ignorano. “Stiamo vedendo mancanza di trasparenza, errori di procedura e molte lacune in questa conferenza”, ha dichiarato un delegato dell’Ecuador. I delegati brasiliani hanno espresso il loro fastidio per la mancanza di progressi del Vertice, mentre alcuni di loro non sono nemmeno riusciti a entrare nella sala riunioni per il caos organizzativo di cui soffre la conferenza. Il presidente della Bolivia, Evo Morales, in conferenza stampa ha puntato il dito contro chi alimenta “la cultura della morte”, prendendo ad esempio la guerra in Iraq “pare possibile che gli Stati Uniti abbiano investito 2.300 milioni di dollari per una guerra, propongono solo 10 miliardi per salvare l’umanità?”.
Anche le critiche della Cina si sono fatte durissime contro il metodo del negoziato, che prevede discussioni separate sui diversi temi, in gruppi di lavoro paralleli, in cui sono presenti solo alcuni dei paesi interessati. Il timore dei G77 è che sia una manovra per escluderli e poi calare dall’alto sul negoziato documenti alla cui stesura non hanno partecipato. Ancora, le posizioni a confronto sono tra i G77 e gli Stati Uniti. I primi premono perché si approdi al “Kyoto II", Un momento degli scontri fuori dal Bella Centre, dove si svolge il summit sul cl i m a (FOTO ANSA) con un secondo periodo di impegni dal 2013 al 2020 per la riduzione delle emissioni da parte dei paesi sviluppati. Gli Stati Uniti, che non hanno mai ratificato il Protocollo, dal canto loro sono contrari a questa proposta e preferirebbero un accordo ex novo.
Ieri inoltre si è dimessa la presidente del summit, Connie Hedegaard, voci dicono a causa delle tensioni e delle accuse, da parte dei G77, di “favor itismi” verso le proposte dei paesi industrializzati. Incontrata nei saloni del Centro, visibilmente tesa, ha risposto alle domande della stampa dicendo “non mi aspetto che riusciremo a risolvere qui i numeri degli investimenti necessari per le azioni di mitigazione” e ha più volte sottolineato, con tono seccato, che i ministri devono sedersi e andare in profondità dei documenti che sono stati elaborati durante le due settimane. Mancano solo due giorni alla chiusura del summit, ma saranno tra i più lunghi della storia delle Nazioni Unite.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice