Rassegna Stampa
Testata: L'Unita
I Grandi al capezzale del vertice. Scontri e arresti a Copenaghen
17/12/2009
autore: MARCO MONGIELLO
Clima Trattativa bloccata. Si dimette la presidente della Conferenza, al suo posto Rasmussen
Tensione No global in corteo al Bella Center. Trenta italiani tra i 250 fermati
Neve, fango e bastonate. La Conferenza sul cambiamento climatico in corso a Copenaghen è sempre più simile ad una rissa, con scontri duri tra polizia e manifestanti fuori dal centro congressi e accuse e proteste all'interno.
CORSA CONTRO IL TEMPO Con queste premesse oggi e domani oltre cento capi di Stato e di Governo tenteranno il tutto per tutto per trovare un accordo sulla riduzione delle emissioni di Co2 e i finanziamenti per aiutare i Paesi in via di sviluppo a convivere con il riscaldamento del pianeta. Una missione difficile, dicono tutti, ma non impossibile.
Ieri il ministro danese e neo commissario Ue per il Clima, Connie Hedegaard, ha ceduto la presidenza del vertice al primo ministro danese Lars Loekke Rasmussen. Una semplice questione di protocollo per permettere ai leader mondiali di essere presieduti da un loro pari, hanno spiegato i danesi, ma qualcuno ha accennato anche all'irritazione per le bozze di accordo imposte dall'alto.
Quanto all'assenza del premier Silvio Berlusconi al tavolo dei leader, l'Italia si è affidata al Cancelliere tedesco Angela Merkel. Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che ieri, nel giorno del suo compleanno, è rimasta bloccata e strattonata per un'ora tra la folla di delegati e attivisti in coda all'entrata, a causa del caos organizzativo che ormai contrassegna la Conferenza. Inutili le spiegazioni agli imponenti poliziotti danesi, è dovuto intervenire l'ambasciatore italiano per farle scavalcare le transenne. «Protesterò per la disorganizzazione totale», ha annunciato lei in serata, «anche per tutti gli italiani che hanno trascorso ore al freddo per entrare».
Per il caos al tavolo del negoziato invece il ministro ha puntato il dito contro Cina e Stati Uniti che «hanno la responsabilità del blocco dei negoziati » perché «non accettano impegni vincolanti». Per ora, ha riferito, «siamo d'accordo sulla riduzione delle emissioni del45%al 2050 con obblighi diversi fra Paesi,malo dobbiamo fare con le stesse regole e in maniera equa» e cioè con modalità «comparabili». Una tesi spiegata qualche ora prima dal direttore generale del Ministero dell'Ambiente, Corrado Clini, che conduce il negoziato a livello tecnico, secondo cui sta succedendo «quello che l'Italia aveva previsto un anno fa e cioè che era inutile concentrare tutta l'attenzione sugli impegni Ue di riduzione del Co2, senza fare i conti con gli Usa e la Cina».
Secondo molti altri Paesi europei invece un accordo potrebbe essere più facile se l'Ue aumentasse il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni, ora al 20% entro il 2020, senza aspettare gli altri. In ogni caso, hanno accusato rappresentanti di Pd e Verdi presenti a Copenaghen, in questo negoziato l'Italia è «irrilevante». Se però non si arriverà ad un accordo, ha osservato il ministro degli Esteri Franco Frattini, sarebbe «una disillusione per tutto il mondo».
POCHE SPERANZE Il presidente della Commissione Barroso ha ricordato il vertice sulla Terra di Rio nel 1992: «All'ultimo minuto, dopo qualche dramma, si riuscì a strappareun accordo ed io spero che qui a Copenaghen succederà lo stesso ».Unapossibile soluzione, ha spiegato il capo dell'esecutivo Ue, potrebbe essere quella «di avere una certa modulazione» degli obiettivi, che se fossero allungati al 2025, accorcerebbero le distanze tra le due sponde dell'Atlantico.
Le discussioni sono proseguite mentre fuori dal Bella Center, sotto la neve, i manifestanti tentavano di forzare il blocco imposto dalle autorità. Più duri del solito gli scontri della polizia, che è ricorsa a manganelli e lacrimogeni per riprendere il controllo della situazione. Alla fine sono state oltre 250 le persone fermate, tra cui una trentina di italiani. Un ricercatore italiano arrestato l'altra notte nel quartiere di Christiana è al momento l'unico che dovrà restare dietro le sbarre fino al 10 gennaio, hanno riferito altri manifestanti, e su Internet i docenti della sua università hanno lanciato un appello per il suo rilascio. I senatori del Pd, Roberto della Seta e Francesco Ferrante, hanno puntato il dito contro «la gestione poliziesca della Conferenza». Per il presidente del Venezuela Hugo Chavez non ci sono dubbi: «Se il clima fosse statouna banca l'avrebbero già salvata».
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