Rassegna Stampa
Testata: L'Unita

L’Italia punta tutto sul carbone. Presto il via a Saline Joniche

18/12/2009

autore: M. MON.

Ambientalisti all’estero e inquinatori in patria. Mentre a Copenaghen il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo assicura il suo impegno per un accordo sulla riduzione delle emissioni di Co2, al suo ministero si discute l’approvazione di nuove centrali a carbone.
PROGETTO IN CALABRIA Una sfortunata coincidenza di date quella che ieri: proprio nel giorno della Conferenza Onu sul cambiamento climatico in cui la parola spetta all’Italia e alla Prestigiacomo, a Roma si è riunita la plenaria dellaCommissione per la Valutazione di Impatto Ambientale del suo ministero: all’ordine del giorno il via libera per una mega centrale a carbone da 1320 megawatt a Saline Joniche in Calabria.
La scontata autorizzazione è stata rimandata al 20 gennaio per problemi procedurali, «mancava una carta protocollata» spiegano al ministero, ma il caso è ormai sotto gli occhi di tutti. Il Governo ha messo a segno un «clamoroso autogol», ha accusato Legambiente.
Secondo il responsabile energia e clima dell’associazione, Edoardo Zanchini, l’esecutivo deve fare «una svolta a trecentosessanta gradi nelle politiche energetiche e climatiche. Quale può essere la credibilità di un Paese che a Copenaghen recita la parte di chi vuole un impegno globale nella riduzione dei gas serra e nello stesso giorno a Roma prende decisioni che hanno un così devastante impatto sul futuro del clima?».
Le tecnologie utilizzate dalle ultime centrali a carbone approvate permetteranno di ridurre l’inquinamento da polveri, anidride solforosa e ossidi di azoto, spiega un dossier di Legambiente, ma le emissioni di Co2 rimarranno a livelli preoccupanti. «Altro che le favole sul carbone pulito e la propaganda sullo stoccaggio dell’anidride carbonica, non prevista e impossibile per le emissioni prodotte da questi impianti», ha aggiunto Zanchini, «l’Italia si allontana con queste decisioni dall’impegno europeo di lotta ai cambiamenti climatici».
TUTTI I SITI La centrale a carbone di Saline Joniche va ad aggiungersi a quelle già esistenti e ai tre progetti approvati solamente negli ultimi dodici mesi: Vado Ligure, Fiume Santo e Porto Tolle.
L’anno prossimo inoltre entrerà a pieno regime la contestata centrale a carbone di Civitavecchia e in cantiere c’è già un altro progetto a Rossano Calabro.
Complessivamente, calcola Legambiente, solo il carbone poterebbe l’Italia ad emettere 37,7 milioni di tonnellate di Co2, una quantità di emissioni pari a quelli di un Paese come il Marocco o la Nuova Zelanda. «È comprensibile la necessità dei produttori di diversificare rispetto al gas i cui prezzi sono saliti alle stelle», ha spiegato il responsabile della divisione Energie Rinnovabili dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Paolo Frankl, ma quella del carbone «è un investimento a rischio e una scelta a corto termine, perché presto emettereCo2costerà troppo, a causa delle direttive europee o di un possibile accordo sulla riduzione delle emissioni qui a Copenaghen».

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