Rassegna Stampa
Testata: La Stampa
Documento segreto “Più 3 gradi nel 2100”
18/12/2009
autore: R. GIO.
Retroscena. Il «Guardian» rivela uno studio dell’Onu «I tagli non bastano»
Una vera e propria bomba, che rischia di rendere ridicole le interminabili discussioni condotte in questi giorni alla COP 15. La bomba l’ha fatta esplodere il quotidiano britannico «The Guardian», che è riuscito a entrare in possesso di un documento confidenziale elaborato dagli esperti che affiancano il segretariato della Conferenza sul clima, consegnato alle 23 di martedì, in piena conferenza. Il documento - 8 paginette - in pratica dice che le promesse di riduzione delle emissioni fin qui illustrate dai 192 stati partecipanti ci consegneranno nel prossimo secolo un pianeta Terra più caldo di addirittura 3 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale. Un dato catastrofico, che un aumento di tre gradi della temperatura media globale secondo molti studi (il giornale cita lo studio «Stern» del 2006 per il governo britannico) si tradurrà in 170 milioni di persone in più colpite da pesanti inondazioni costiere, in 550 milioni di persone colpite dalla fame, e nella possibilità di estinzione per addirittura il 50% delle specie esistenti oggi sulla Terra.
Gli scienziati dicono che anche un aumento di soli due gradi rappresenta una mazzata per il pianeta, e persino l’aumento di un grado e mezzo – lo ha detto Rajendra Pachauri, il capo dell’Ipcc, l’ufficio Onu che da 20 anni studia il cambiamento climatico - rappresenterebbe la fine per i piccoli stati insulari del Pacifico, come la povera Tuvalu. Certo è che la fotografia dello stato dell’arte dei negoziati a poche ore dalle conclusioni – fotografia scattata, peraltro, proprio dagli esperti del capo della conferenza, Yvo de Boer – è davvero impietosa. Gli stessi governi che a parole si dicono assolutamente convinti della necessità di salvare la Terra e di voler firmare un trattato che limiti il riscaldamento globale a due gradi centigradi nell’arco del prossimo secolo in realtà offrono soluzioni del tutto insufficienti.
La distanza tra promesse (teoriche, peraltro) e necessità si misura in gigatonnellate, miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra. Per stare dentro i due gradi di aumento bisogna limitare il picco massimo delle emissioni a 44 gigatonnellate annue rispetto alle tendenze attuali entro il 2015-2020. E mettendo in fila le promesse qui ce ne sono dalle 1,9 alle 4,2 di troppo. «A meno che il gap ancora esistente di circa 4,2 gigatonnellate venga colmato – si legge nel documento Onu – e senza un impegno dei Paesi firmatari del protocollo di Kyoto a forti iniziative prima e dopo il 2020, le emissioni globali resteranno a un livello insostenibile che potrebbe portare la concentrazione di CO2 a quota 550 parti per milione (ppm) o di più, con un conseguente innalzamento della temperatura intorno ai 3 gradi». Per stare nei 2 gradi non bisogna superare quota 450 ppm nell’atmosfera; oggi siamo a 387.
Un gigantesco guaio. Come rimediare entro il 2020? Secondo il documento, «aumentando la riduzione complessiva delle emissioni di almeno il 30% rispetto alla tendenza di base; con ulteriori e più drastiche azioni volontarie da parte dei paesi in via di sviluppo, per ridurre le emissioni almeno del 20% rispetto alla tendenza di base; con il taglio delle emissioni legate alla deforestazione e al trasporto aereo e navale internazionale».
Meno 30% (l’impegno massimo dell’Europa) per il mondo industrializzato; meno 20% per emergenti e Paesi poveri; salvare le foreste e colpire navi e aerei. Per Kumi Naidoo, il sudafricano che dirige Greenpeace International, «questo documento è il pezzo di carta più importante del mondo, oggi. Dice che cosa è in gioco in questo momento, e che i leader mondiali sanno che hanno un giorno per rimediare, e non essere ricordati per sempre come coloro che hanno consegnato il mondo al caos».
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice