Rassegna Stampa
Testata: Repubblica
La svolta “verde” dell’Islam. Medina diventa città ecologica
18/12/2009
autore: VINCENZO NIGRO
Un progetto per moschee e palazzi non inquinantiL’ISLAM sceglie il verde. Un “haji”, un pellegrinaggio alla Mecca eco-compatibile. Un grande “Piano dell’Islam dei Sette Anni” contro il cambiamento climatico. Un progetto per trasformare la Medina in una città ecologica, e che avvii la costruzione di altre città islamiche sostenibili, che individui i parametri per edificare in tutto il mondo islamico moschee ecologiche. Nel mondo i musulmani sono 1 miliardo e 400 milioni: è una svolta profonda accorgersi di un Islam che riscopre il verde, non per il colore che da sempre è simbolo di questa religione, ma come segnale del rispetto per la natura e soprattutto della preoccupazione per le sorti della Terra. In coincidenza col summit di Copenaghen, molto si è mosso tra i principali leader islamici, per ora soprattutto sunniti (gli sciiti iraniani al momento sembrano dedicarsi all’intenso dibattito sull’energia nucleare). Il primo a sposare con forza la causa ecologista, e a lanciare un messaggio che mette il cappello su questa nuova tendenza, è stato il gran muftì d’Egitto Alì Goma. Quello che può esser considerato il primate dell’Islam egiziano, rientrato al Cairo dopo un convegno interreligioso a Londra ha lanciato il suo messaggio: «Da sempre l’Islam è stato una religione che ha avuto rispetto per la Terra su cui viviamo. E allora il primo segnale di rispetto deve arrivare dalla più nobile delle nostre azioni, il pellegrinaggio, lo haji che ogni musulmano almeno una volta nella vita deve compiere alla Mecca». La proposta di un “haji verde” appena lanciata è già stata accolta dalle autorità saudite. Da pochi giorni si è concluso l’haji di quest’anno: le notizie sul timore del contagio di influenza A hanno prevalso sul messaggio di eco sostenibilità, «ma ogni anno 2 o 3 milioni di fedeli fanno pellegrinaggio, è un dovere islamico attenerci a regole di eco sostenibilità», dice il Gran Mufti. Il secondo elemento di rilievo di questa strategia verde scelta dal muftì è la trasformazione di Medina, la seconda città santa dell’Islam, in una realtà eco-sostenibile che sia capace di diventare il simbolo della nuova consapevolezza islamica. Il piano andrà concordato e calibrato con le autorità saudite, custodi dei luoghi sacri dell’Islam ma soprattutto gelose di una rilevanza nella guida dell’Islam che con equilibrio ma anche con arguzia di volta in volta viene messa alla prova dalla “leadership” religiosa egiziana. La corona saudita da 5 anni ha avviato un piano di sviluppo industriale e urbano che prevede la costruzione di insediamenti urbani attorno a nuove realtà industriali. Il progetto-Medina dovrebbe affiancarsi a questo mega-piano: creare una città santa eco-sostenibile, ma soprattutto rivedere i progetti per le città industriali per renderle esse stesse ecosostenibili adesso che sono in via di edificazione.
Ma gli scolari dell’Islam coinvolti in questa nuova tendenza stanno provando a far fare un salto di qualità al loro movimento: individuare nel Corano, nell’Islam in generale, i precetti, le indicazioni che possano rafforzare teologicamente l’indicazione offerta ai fedeli di comportarsi e agire in maniera eco-sostenibile. Il Piano Musulmano dei Sette Anni per il Climate Change 2010-2017 è chiaro nella volontà di mobilitare innanzitutto i fedeli in quanto rispettosi dei principi dell’Islam. «Noi vogliamo mobilitare tutte le risorse dell’Umma Islamica per contribuire agli sforzi mondiali sul cambiamento climatico», spiega il Piano, «seguendo un Piano dei Sette Anni che rispecchi i principi islamici». Il progetto per individuare un dovere “teologico” di ecologia nell’Islam prevede la creazione di una Muslim Association for Climate Change Association (MACCA, come Mecca) che sarà una Ong basata a Londra incaricata di essere il raccordo fra tutte le associazioni islamiche coinvolte nel progetto. A parte l’idea dell’ “haji verde” e della Medina eco-sostenibile, il piano dettaglia le idee per la costruzione di moschee ecosostenibili a partire da «riscaldamento, condizionamento, illuminazione, design ecc.». Prevede lo «sviluppo di due o tre città musulmane verdi che possano poi servire da modello per lo sviluppo di altre 10 città ecosostenibili nell’intero mondo musulmano». Un altro aspetto è quello dell’educazione: libri di testo nelle scuole primarie e secondarie la cui distribuzione dovrà partire nei primi 2-3 anni di applicazione del piano; istruzione degli Imam ai temi del cambiamento climatico, perché possano essi stessi sensibilizzare i fedeli. Il Piano prevede anche la creazione di un canale satellitare islamico/ecologico. C’è un solo problema: per ora non è chiaro chi finanzierà, chi pagherà per ogni passaggio dell’iniziativa. Nell’Islam come altrove il problema è sempre quello: a parole l’impegno è facile, ma chi è disposto a pagare per salvare la Terra?
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice