Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Clima, adesso tocca a Obama
18/12/2009
Copenaghen. I grandi dicono di volere un accordo a ogni costo. La Ue convoca un vertice notturno
Cento miliardi di aiuti dagli Usa ai paesi poveri I grandi del mondo vogliono l'accordo sul clima. La parola passa al presidente americano Barack Obama. La sua presenza è già una garanzia, dicono negoziatori, osservatori politici e tecnici. Ma lo dice a chiare lettere la stessa Casa Bianca, che in serata conferma che Obama ha deciso di venire a Copenaghen «per guidare» la lotta contro i cambiamenti climatici. La svolta per frenare la febbre del Pianeta è contenuta nell'annuncio statunitense che dice sì al fondo di aiuti per i Paesi in via di sviluppo per 100 miliardi di dollari entro il 2020. Questo il punto del successo del 15/o vertice Onu a Copenaghen. E comunque gli Stati Uniti da Washington fanno sapere che non intendono portare a casa nessun cattivo accordo. «Meglio allora un non accordo».
24 ORE Le ultime 24 ore le più difficili. Il fallimento è dietro l'angolo. Le procedure bloccano fino alla fine i negoziati. Si decide di snellire e di creare due gruppi e 16 sottogruppi.
VERTICE UE Intanto l'Unione Europea chiama a un vertice extra nella notte per portare a casa il risultato. Tutti incitano nel plenum della Conferenza, dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, al presidente francese, Nicolas Sarkozy. Il Presidente del Brasile, Inacio Lula da Silva, sottolinea che non si tratta di un gioco e chiede che gli impegni finanziari «non siano un miraggio».
PAESI POVERI Affonda la presidenza danese della Conferenza Onu, passata di mano dal ministro Connie Hedegaard, che ha tenuto le fila durante la sessione ministeriale, al premier Lars Lokke Rasmussen. Si annuncia un nuovo documento, ma l'ipotesi è bocciata. Le rimostranze cinesi e dei Paesi del gruppo del G77, soprattutto gli Stati più poveri, le vere vittime dei cambiamenti climatici, fanno cambiare marcia ai negoziati. E anche se giudicano un segnale buono, quello degli Usa, lo ritengono ancora insufficiente. Il capo negoziatore brasiliano, Figueiredo, secondo il quale si può arrivare a un «accordo quadro», sottolinea: «Se ci chiedete se pensiamo che l'impegno dell'America sia sufficiente rispondiamo di no».
CINA Da una parte gli Stati Uniti, quindi l'Unione Europea che riprende vigore e con una volata finale chiama a raccolta gli «attori» più rilevanti della partita clima per riconquistare la palla troppo in mano a Usa e Cina. Dal canto suo Pechino mischia le carte, prima gettando pessimismo sulla possibilità di accordo poi, in una dichiarazione sul sito web degli Affari Esteri cinese, il premier cinese Wen Jiabao chiede un «accordo equilibrato, giusto e ragionevole» ma anche «sforzi congiunti». Di contro Lula richiama le economie emergenti a impegni anche senza aiuti.
FONDI Il gioco si fa duro. La parte politica sembra poter decollare, ma c'è il nodo da una parte degli impegni sulle riduzioni delle emissioni per i Paesi che hanno firmato Kyoto, dall'altra le azioni di mitigazione di tutto il mondo, questa volta Usa inclusa, con in primo piano la questione economica.
In ballo interessi di non poco conto sui quali si è soffermato il Pontefice. Benedetto XVI ha infatti invitato ad abbandonare «logiche nazionalistiche» appellandosi ad una svolta per tutelare il creato.
OBAMA Ma tutti gli occhi sono su Obama. «Mi aspetto che venga qui non solo per ripetere ciò che contiene il progetto di legge», ha detto il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso. «Da quello che so, viene qui per dare prova di leadership, che he tutti si aspettano dagli Usa e dal loro presidente».
«Mi aspetto veramente che (Obama) annunci qualcosa in più, perché se non lo fa, altri hanno la scusa per non avanzare», ha insistito Barroso.
Al momento, gli Usa si sono impegnati a ridurre le emissioni di C02 del 17% entro il 2020 rispetto al 2005. Ma in termini comparabili, rispetto al 1990 preso a riferimento dalla Ue per il suo target del meno 20%, questo impegno corrisponde solo al -4% di riduzioni di Co2. Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice