Rassegna Stampa
Testata: Il Giornale di Sardegna
La Cina gela Copenaghen l'Europa convoca i grandi
18/12/2009
autore: Roberta Rianna
Vertice sul clima. Rush finale per l'accordo, arriva Obama. Wen Jiabao: collaboriamo
Nessun dorma, da Washington a Copenaghen. È notte fonda quando l'Air Force One del presidente Usa, Barack Obama, prende il volo per raggiungere i Grandi al vertice sul clima. È buio anche al di là del mare, dove l'Unione europea invita gli “attori principali” a una riunione notturna per «far avanzare in modo deciso i negoziati». Il tempo stringe, il giorno delle decisioni è arrivato. Al Bella Center, sede della 15esima conferenza sui cambiamenti climatici, l'aria è gelida. Il gigante cinese tra affermazioni e smentite spiazza i leader del pianeta, giunti al summit alla spicciolata. La prima notizia, anticipata da una fonte anonima, è catastrofica: il Celeste impero non vede alcuna possibilità di raggiungere un accordo operativo in questa settimana e suggerisce di limitarsi a una «breve dichiarazione politica di qualche genere». Tempo mezza giornata e il premier cinese Wen Jiabao corregge il tiro: «Il governo e il popolo attribuiscono una grande importanza al problema del cambiamento climatico», assicura. Dopo poche ore, sul sito Web del ministero degli Esteri di Pechino spunta un messaggio rincuorante: la Cina ribadisce la «sincerità» del suo impegno nella lotta contro il surriscaldamento del pianeta. Un atto di fede confermato dal capo negoziatore cinese Su Wei, convinto «che la conferenza di Copenaghen otterrà un buon risultato». Lo scontro-incontro è tra titani. Da un lato la Cina, dall'altro gli Stati Uniti, rappresentati prima dell'arrivo di Obama dal segretario di Stato, Hillary Clinton. È lei ad annunciare, nella vigilia concitata, un fondo degli States da cento miliardi l'anno fino al 2010 per aiutare i Paesi poveri ad adottare tecnologie pulite. La volontà degli Usa è chiara: «Raggiungere un accordo completo e operativo», sempre che Pechino garantisca «trasparenza» nelle verifiche sulle emissioni di CO2. Anche la guerra tra ricchi e poveri, con il pressing dei Paesi emergenti del G77 sul rinnovo del Protocollo di Kyoto, resta un nodo irrisolto. Tutte notizie che, per la tedesca Angela Merkel, «non sono affatto buone». Sarà la cancelliera a rappresentare nel rush finale il collega italiano Silvio Berlusconi, a riposo dopo l'aggressione di Milano. La speranza comune è che la notte porti consiglio. Per ritrovarsi all'alba con gli occhi cerchiati e un accordo globale in pugno.
Make it or break it, ora o mai più. Parola del presidente della Commissione Ue, José Barroso
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