Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Rubati 2.000 litri di acqua inquinata
18/12/2009
autore: Antonella Pani
Portovesme. I ladri hanno violato i sigilli dell'area messa sotto sequestro dalla magistratura. Inspiegabili i motivi
Giallo per un misterioso furto nel bacino dei fanghi rossi Non è un normale furto d'acqua, quello messo a segno nella notte tra mercoledì e giovedì all'interno del bacino dei fanghi rossi dell'Eurallumina a Portovesme, messo sotto sequestro tre mesi fa dalla magistratura. A sparire nel nulla, infatti, sono stati circa duemila litri di acqua di falda, non acqua limpida ma inquinata da alte concentrazioni di metalli pesanti. Erano contenuti in quattro serbatoi che da mesi si trovavano all'interno dell'area. Acqua inquinata che i ladri si sono portati via dopo essere entrati con tutta tranquillità nel recinto che racchiude il bacino, aprendosi un varco nella recinzione esterna. Sicuramente hanno usato un autocarro per caricare e portare via i grossi contenitori.
IL GIALLO Un furto incredibile e inquietante avvolto subito nel mistero: chi e per quale motivo può essere interessato ad impossessarsi di duemila litri di acqua inquinata? Sullo strano episodio dovranno far luce i carabinieri di Portoscuso a cui, ieri mattina, i funzionari della provincia hanno presentato denuncia.
L'acqua non si trovava lì per caso: la Provincia nei mesi scorsi ha fatto delle prove per la messa in sicurezza della falda attraverso l'emungimento dell'acqua dai piccoli pozzi. In pratica si aspira l'acqua inquinata dalla falda sottostante, per arginare l'inquinamento: un progetto sperimentale che, in caso di buoni risultati, potrebbe essere usato su larga scala per risolvere una volta per tutte l'emergenza ambientale che interessa le acque sotterranee di Portovesme.
L'ESPERIMENTO L'acqua aspirata nel corso delle prove effettuate dalla Provincia era stata depositata nei serbatoi in attesa di essere analizzata. Ieri mattina, la sorpresa: i serbatoi, e dunque anche l'acqua inquinata, non c'erano più mentre nella recinzione c'era un grosso varco. Un furto in piena regola, un furto di acqua inquinata. «Non sappiamo con certezza se l'oggetto del furto siano stati i serbatoi pieni o se prima di portarli via li abbiano vuotati - dice Bruno Pissard, assessore provinciale all'Ambiente - di sicuro è un fatto strano. Se qualcuno avesse preso di mira l'acqua inquinata è difficile capire per quali scopi, e se avessero trafugato solo i serbatoi sarebbe ugualmente preoccupante. Per mesi hanno contenuto acqua altamente inquinata e dunque sono assolutamente inutilizzabili, impregnati di sostanze tossiche». Insomma un mistero inquietante, con 2.000 litri di acqua inquinata e 4 serbatoi inutilizzabili spariti nel bel mezzo della notte. I ladri hanno di sicuro agito con l'aiuto di un mezzo meccanico, per riuscire a trafugare i serbatoi, ma solo in mattinata ci si è resi conto che dal bacino erano spariti i fusti.
DISASTRO AMBIENTALE L'area, che da anni ospita il bacino dei fanghi rossi dell'Eurallumina, è sotto sequestro da diversi mesi, da quando i carabinieri del Nucleo operativo ecologico apposero i sigilli su disposizione della magistratura nel quadro di un'inchiesta per disastro ambientale. Le indagini sono partite da un episodio della primavera scorsa quando, in piena area industriale, incominciò a zampillare dalla strada un'acqua rossastra, che risultò fortemente contaminata da metalli pesanti e sostanze tossiche. Da quando il bacino è sotto sequestro è ovviamente off limits per qualunque attività, ma non c'è stata nessuna ripercussione sulle attività produttive dell'Eurallumina che, essendo ferma da marzo, non produce fanghi rossi e dunque in questo momento non ha il problema di dove depositare gli scarti della lavorazione della bauxite. Diverso il discorso se e quando la Rusal decidesse il riavvio degli impianti. Ma questa è un'altra storia. Da ieri notte il bacino è di nuovo al centro di un'indagine dei carabinieri, ma stavolta per un bizzarro furto di acqua inquinata.Chiavi di questa notizia: Inquinamento