Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Clima, scontri. Fermati 30 italiani

17/12/2009

Trattative in stallo, arriva Obama: «Spero che si trovi un accordo»

COPENAGHEN. Scontri in piazza tra polizia e manifestanti per il clima proprio sotto ai cancelli del Bella Center, la sede del vertice Onu a Copenaghen. A fine tafferugli sono più di 250 i manifestanti arrestati, anche una trentina di italiani. Ma la situazione è anche pesante nelle stanze dei negoziati, anche se in tarda serata il presidente americano, Barack Obama, lancia un messaggio di fiducia: «Spero che la mia presenza a Copenaghen sia utile per giungere ad un accordo sul clima». Qualsiasi tipo di accordo, ha aggiunto, deve essere «trasparente e verificabile». Quasi a voler dimostrare l’attenzione americana alla Conferenza di Copenaghen, Obama ha deciso di farsi accompagnare in Danimarca dal suo segretario di Stato, Hillary Clinton.
 Paralisi e stallo delle trattative comunque nella capitale danese. Consultazioni ristrette ma critiche ancora dai Paesi in via di sviluppo. Manca la bozza di compromesso e le aspettative sono al ribasso. E’ come riavvolgere ogni volta il nastro. Si torna a parlare di un negoziato che scaturirà in un compromesso «politico» per poi rivedere il tutto in una nuova versione il prossimo anno. E il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, punta il dito su Stati Uniti e Cina: «Sono responsabili della metà delle emissioni globali ma anche del blocco dei negziati. Le loro rigidità non permettono una conclusione». E lancia un accorato monito ai colleghi: «Occorre - ha detto il ministro - una nuova base negoziale, senza qualcosa di nuovo siamo alla paralisi». Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, non si dice nè pessimista nè ottimista ma non esclude un accordo all’ultimo minuto. Da registrare l’accordo tra Unione europea e Unione africana per un finanziamento a lungo termine da parte Ue per i Paesi più poveri contro le conseguenze del cambiamento climatico. Un elemento che, secondo gli osservatori, potrebbe rappresentare una svolta negoziale.
 Molto deluso per l’andamento dei negoziati a Copenaghen, Ian Fry, il capo delegazione di Tuvalu, il piccolo arcipelago del Pacifico che rischia di sparire con l’aumento dei livelli dell’oceano, ha paragonato oggi la conferenza al Titanic. E si guarda a domani. «Credo ancora che sia possibile arrivare ad un successo ma le prossime 24 ore saranno assolutamente decisive», ha detto il capo negoziatore Onu, Yvo De Boer. Ma fuori è stata battaglia. Scontri polizia-manifestanti proprio di fronte al Bella Center, la sede del vertice Onu sul clima. Fin dalla mattina gli ambientalisti si sono messi in marcia per arrivare al Bella Center. Gli agenti hanno cominciato le cariche quando alcuni dei manifestanti sono riusciti a superare le barriere che erano state collocate a protezione del centro dove si svolge la conferenza. Sia gli agenti che i manifestanti hanno fatto uso di bombolette con gas urticanti. Circa 230 gli arresti.
 Gli scontri sono avvenuti sotto una fitta nevicata. Gli agenti si sono disposti su tre file, separate da automezzi (tra jeep e furgoni), e, alla fine dello schieramento, divisi anche delle unità cinofile.

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