Rassegna Stampa
Testata: Corriere della Sera
Vertice sul clima a un passo dal fallimento
16/12/2009
autore: Danilo Taino
Copenaghen Situazione di stallo: in circolazione una vaga bozza di compromesso con gli obiettivi numerici lasciati in bianco
La Cina rifiuta impegni. Merkel «nervosa». Il Papa: abuso ecologico come la guerraCOPENAGHEN—La Conferenza Onu sui cambiamenti climatici ieri sera era in stallo totale: a meno di 48 ore dalla scadenza dei negoziati, venerdì prossimo, significa che il rischio di fallimento inizia a prendere corpo. Le discussioni, formali e informali, continuano. Iministri dell’Ambiente hanno ieri sera preso in mano i colloqui, che finora erano andati avanti a livello tecnico, e nella notte stavano ancora discutendo. Ma la tensione è alta. Circola una nuova bozza di compromesso, addirittura più generica di una precedente, con quasi tutti gli obiettivi numerici in bianco. Nessuno, al momento, ha il coraggio di dirsi ottimista. La presidente della Conferenza, la danese Connie Hedegaard, ha detto a una platea riunita per ascoltare i primi leader politici arrivati a Copenaghen che «possiamo fallire».
Il punto di tensione più evidente è lo scontro tra Stati Uniti e Cina. Il negoziatore americano Todd Stern ha ribadito ieri che Washington non ha intenzione di muoversi sull’entità del taglio alle sue emissioni di gas serra e nemmeno sul rifiuto di sottoscrivere la continuazione del Trattato di Kyoto o simili. La Cina ha ribadito che ha già comunicato i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni e non vuole discutere le sue scelte a Copenaghen. Si rifiuta anche, almeno per ora, di sottoporre il programma di tagli a un controllo internazionale. L’Unione europea dice che gli americani e i cinesi devono fare di più ma ieri non ha messo sul tavolo proposte nuove. I Paesi più poveri continuano a chiedere riduzioni delle emissioni molto maggiori e miliardi per aiutarli a mitigare le catastrofi. Alcuni leader hanno iniziato a cercare di forzare la situazione per «cambiare marcia» e mettere l’idea di un «compromesso» al centro dei lavori, come ha detto la Hedegaard. Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon ha invitato i Paesi a smettere di «puntarsi reciprocamente il dito d’accusa» e a non credere a una soluzione all’ultimo minuto, quando arriveranno i big delmondo: sarebbe pessima, dice. La cancelliera tedesca Angela Merkel è intervenuta ancora da Berlino per dire che è preoccupata. Il primo ministro britannico Gordon Brown è arrivato a Copenaghen in anticipo per smuovere le acque. E l’appello più forte è arrivato da Benedetto XVI. In un messaggio per la Giornata della Pace ai governi e alle organizzazioni, il Papa è entrato decisamente nel merito del dibattito. Bisogna riconoscere, ha scritto, «fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la responsabilità storica dei Paesi industrializzati», anche se quelli emergenti «non sono esonerati dalla propria responsabilità verso il creato». E ha messo l’abuso «nei confronti della terra e dei beni naturali che Dio ha elargito» sullo stesso piano di guerra e terrorismo. Parole forti. Solo che a Copenaghen il tempo sta per scadere.
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