Rassegna Stampa
Testata: Corriere della Sera
Il gioco ambiguo della Cina, superpotenza alleata dei poveri
15/12/2009
autore: Danilo Taino
Retroscena Il sospetto dei negoziatori europei e americani: la mano di Pechino dietro al boicottaggio africano
COPENAGHEN — «Alla Conferenza sul clima di Copenaghen, il governo cinese sa di avere in mano metà della chiave per schiudere l’accordo finale», diceva ieri sera un delegato americano alle trattative. Senza ammettere che l’altra metà sta a Washington. Ha però ragione: Pechino sta conducendo i durissimi negoziati per stabilire chi deve pagare per la troppa anidride carbonica nell’atmosfera con perizia, e sa che le sue scelte saranno decisive. Ieri, per esempio, la giornata dei negoziatori a Copenaghen si è aperta con la lettura del Financial Times, al quale il vice- ministro degli Esteri He Yafei ha detto che per combattere il cambiamento del clima «le risorse finanziarie (dei Paesi ricchi, ndr) ai Paesi in via di sviluppo sono un obbligo legale. Questo non significa che la Cina ne prenderà una parte—probabilmente no». Buona notizia, hanno pensato molti: pochi giorni prima i rappresentanti cinesi avevano definito inconcepibile il fatto che il capo della delegazione americana Todd Stern avesse sostenuto che gli Stati Uniti non avrebbero dato un solo dollaro dei contribuenti a Pechino. Passo avanti e indicazione che la Cina vuole un accordo.
Poche ore dopo, però, alla riunione del Gruppo dei 77 (Paesi poveri) più Cina, il rappresentante di Pechino ha raccolto applausi a scena aperta quando ha sostenuto la decisione dei Paesi africani di bloccare l’intera trattativa.
Il sospetto molto diffuso tra i negoziatori americani ed europei è che gli africani si siano mossi proprio su spinta di Pechino, con cui hanno in genere rapporti stretti. Anche perché un fallimento delle trattative sarebbe pagato soprattutto da loro, i più poveri, che non riceverebbero aiuti per proteggersi dal cambiamento climatico. L’idea, insomma, è che la Cina a Copenaghen stia approfittando di qualcosa che non è mai stato chiarito a livello internazionale: è un Paese in via di sviluppo che chiede aiuti e, soprattutto, è alleato naturale dei più poveri, oppure è la potenza industriale numero uno al mondo per quantità di gas a effetto serra emessi? I prossimi giorni saranno interessanti per capire se è Pechino stessa ad avere deciso come presentarsi al mondo. Può essere il Paese che infila nella serratura della Conferenza la sua metà di chiave e costringe gli Usa amettere l’altra, oppure può continuare a giocare ambiguamente. Questione di leadership.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice