Rassegna Stampa
Testata: L'Unita
I Paesi africani in rivolta. Il negoziato appeso a un filo
15/12/2009
autore: MARCO MONGIELLO
Tutti d'accordo sul clima a parole,ma quando bisogna mettere gli impegni nero su bianco il negoziato si blocca. Èsuccesso un'altra volta ieri alla Conferenza Onu sul cambiamento climatico a Copenaghen, quando i delegati dei Paesi africani hanno abbandonato il tavolo, con l'appoggio del resto dei 131 Paesi del gruppo G77+Cina. I colloqui sono ripresi qualche ora e molte rassicurazioni dopo.
NUOVI SCONTRI, 200 ARRESTI Già la settimana scorsa c'era stata una sospensione per la protesta degli stati insulari contro la modestia degli impegni promessi. Questa volta la giornata era partita male fin dall'inizio, con le lunghe code al gelo di una folla crescente di delegati, giornalisti e attivisti, che ha mandato in tilt l'organizzazione all'entrata del Bella Center, e degli incidenti minori in città tra manifestanti e polizia che hanno portato ad un'altra ventina di fermi. Al tavolo del negoziato però la scintilla è stata una questione procedurale: secondo i rappresentanti dei Paesi in via di Sviluppo nei lavori della Conferenza non è stato previsto un tempo sufficiente per discutere del prolungamento del Protocollo di Kyoto al periodo 2013-2020.
I Paesi sviluppati infatti mirano a lasciarsi alle spalle l'unico documento internazionale sulle emissioni con una valenza giuridica, per ripartire da zero con un nuovo trattato. Non si fidano invece le Nazioni più povere che spingono per la strategia del doppio binario: da una parte la proroga di Kyoto, con accordi vincolanti solo per i Paesi industrializzati e meccanismi di investimento nel Sud del mondo; dall'altra una Convenzione più mite per iniziare a ridurre il trend di crescita delle emissioni di chi sta uscendo ora dalle paludi del sottosviluppo. «È chiaro che la presidenza danese sta promuovendo gli interessi dei Paesi sviluppati», ha accusato il portavoce del gruppo G77-Cina, Lumumba Di-Aping.
«Giusta la richiesta dell'Africa» per il Wwf: «Il proseguimento del Protocollo di Kyoto è una componente necessaria all'esito dei negoziati». Gli i Amici della Terra hanno manifestato tra gli stand del Bella Center al grido di «non uccidete Kyoto», che si vorrebbe accantonare perché contiene obiettivi vincolanti.
Al contrario per il ministro del Clima britannico Ed Miliband, fratello minore del ministro degli Esteri David, prorogare un Protocollo di Kyoto che lascia fuori Usa, Cina e India e che ad oggi non è riuscito a ridurre la Co2 «sarebbe irresponsabile per il clima». Ancheper la Prestigiacomo Kyoto «è stato un fallimento» e ora «bisogna lavorare per un trattato unico». Con la promessa della presidenza danese di presentare una nuova bozza di accordo i negoziati sono ripresi, ma sul vertice aleggia la minaccia di un clamoroso flop.
Gli Stati Uniti, che con la Cina sono il vero ostacolo, hanno cercato oliare gli ingranaggi della diplomazia annunciando lo stanziamento di 85 milioni di dollari per il fondo internazionale da 350 milioni per lo sviluppo delle energie rinnovabili nei Paesi poveri.Daparte sua l'Italia ha fatto sapere che parteciperà con 30 milioni in 10 anni, presi dal bilancio del ministero dell'Ambiente. Il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon lancia l'ennesimo appello ai leader: «Il temposta per scadere e non è il momentoper i capricci e i rimproveri», e il premier britannico Gordon Brown ha comunicato che arriverà nella capitale danese già stasera, con un giorno di anticipo. Ieri intanto è arrivato il premio Nobel americano Al Gore, che ha lanciato l'allarme sullo scioglimento dei ghiacciai, molto prima del previsto: «C'è il 75% di possibilità - ha ammonito - che entro 5 o 7 anni l'intera calotta polare artica scompaia durante l'estate»
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice