Rassegna Stampa
Testata: L'Unita

Effetto serra, Italia maglia nera. Rischio clima più caldo e secco

15/12/2009

autore: DANIELE PERNIGOTTI

Nelle emissioni di CO2 siamo al 44esimo posto su 57, davanti a Russia, Slovenia, Bulgaria
Se nel 2020 la temperatura aumentasse di 2 gradi, sarà difficile coltivare il grano nel Belpaese

L’indice, pubblicato annualmente dall’Ong tedesca in occasione delle conferenze dell’Unfccc, analizza i 57 paesi che assieme sono responsabili di più del 90% delle emissioni complessive di gas serra. La comparazione viene effettuata su tre livelli: emissioni assolute di gas serra, tendenze evolutive nel tempo e politiche climatiche attuate a livello domestico ed internazionale.
FANALINO DI CODA L’Italia non ha mai brillato in questa competizione, scendendo anzi negli ultimi anni sempre più in basso nella classifica complessiva. Ora siamo al 44° posto, alla guida di un’ipotetica serie C del clima con Russia, Slovenia e Bulgaria.
La nota parzialmente positiva di quest’anno è che non abbiamo perso posizioni rispetto alla classifica generale del 2009. Quella negativa, invece, è che siamo scivolati al terz’ultimo posto nella classifica parziale delle politiche a livello internazionale. Dopo di noi il Canada, forse l’ultimo paese rimasto ancora legato alla visione di politica climatica di Bush, che ha Copenhagen ha vinto quasi quotidianamente il Fossile del giorno, premio assegnato dalle Ong a chi si distingue in senso negativo sul negoziato. Chiude la classifica parziale delle politiche internazionali l’Arabia Saudita, capace di contraddistinguersi in ambito Onu nello sbandierare la propria preoccupazione per la perdita di Pil, collegata allo sviluppo di un’economia a basso contenuto di carbonio, anche davanti al grido di allarme delle isole del Pacifico.
Secondo Jan Burck, uno dei principali autori dell’indice, la pessima posizione dell’Italia è dovuta alla politica delle due facce che utilizziamo a livello internazionale. «Quando c’è da discutere all’interno della Ue sulle politiche climatiche il vostro paese si contraddistingue, talvolta in compagnia della Polonia, per le posizioni più retrograde - continua Burck - per farsi poi bello a livello internazionale di quanto è stato deciso a livello europeo».
Rincara la dose Andrea Cocco di Legambiente, una delle quattro ong che hanno collaborato alla parte italiana dell’indice. «A Bruxelles abbiamomostrato unaposizione assolutamentenegativa, sia in occasione della definizione del pacchetto clima ed energia a settembre che nella gestione degli aiuti finanziari per i paesi in via di sviluppo. Il ministro Prestigiacomo ha dichiarato che a Copenhagen sembra di sentire un dialogo tra sordi, ma la più sorda sembra proprio l’Italia».
Mariagrazia Midulla di Wwf, ong che non ha partecipato alla stesura del documento, riconosce una nota positiva nella buona gestione del tema del riscaldamento globale al G8 dell’Aquila di quest’anno. «Il discorso cambia, però, quando si tratta di affrontare aspetti puntuali, dove spesso le decisioni sono influenzate dalle lobby che spingono all’adozione di posizioni arretrate. La carenza di politiche e strategie per la riduzione di CO2 ha forse contribuito alla scarsa performance dell’Italia».
DANNI ALLA NOSTRA AGRICOLTURA Nel frattempo si moltiplicano i rapporti che mettono in evidenza la gravità del problema e la necessita di agire con urgenza. Ieri Ingv, Cmcc, Cnr e Università di Firenze hanno pubblicato lo studio Ensemble in cui viene analizzata anche la situazione dell’agricoltura in Italia. In un clima destinato ad essere più caldo e secco potrebbe addirittura diventare difficile la coltivazione del grano nel 2020, che diventerà addirittura impossibile se si supereranno i fatidici 2° gradi di temperatura. Unostudio delWmo,l’Organizzazione meteorologica mondiale, indicacomei disastri ambientaliaumentino progressivamente decennio dopo decennio e di questi quasi il 90% è dovuto ai cambiamenti climatici. È decisamente arrivato il momento di cambiare marcia.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice