Rassegna Stampa
Testata: Il Fatto Quotidiano
Cattivo clima a Copenaghen i paesi poveri bloccano il summit
15/12/2009
autore: Diletta Varlese
Clima turbolento all'inizio della seconda settimana di lavori al summit del'Onu di Copenaghen. La mattina i Paesi africani hanno lasciato il tavolo delle trattative: il cuore della disputa ruota ancora attorno al Protocollo di Kyoto. L'accusa è rivolta ai paesi ricchi che, dice Kamel Djemouani, capo della delegazione algerina “stanno facendo precipitare tutto”. Il blocco G77 è uscito sbattendo la porta ed ha dichiarato che i padroni di casa danesi “han - no violato il processo democratico delle trattative”. Le proposte delineatesi nella prima settimana di trattativa paventano o che venga reiterato il Protocollo di Kyoto, dopo il 2012 con i dovuti aggiornamenti e la firma degli Stati Uniti, o che si passi alla redazione di un nuovo trattato. Lumumba Di-Aping, il portavoce del gruppo dei G77, in cui sono presenti 130 nazioni in via di sviluppo, ha detto che è stata una “mossa forte” da parte dell'Africa, che ha portato a “vincere questo round”. Lo stesso delegato dell'Onu, Yvo de Boer, ha confermato l'importanza di mantenere il Protocollo come base legale e condivisa da tutti “se si dovesse mettere fine al Protocollo adesso o il prossimo anno, ci troveremmo ad affrontare il grande rischio che non si diano i margini per un secondo periodo d'impegno, basato sul 35% delle riduzioni di emissioni”, ha detto de Boer.
Pare che la rottura si sia data a seguito di crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti, avvenute domenica durante la tavola rotonda dei 50 Ministri dell’Am - biente arrivati al summit.
“L’Africa ha tirato il freno d'emergenza per evitare che il treno deragli nel fine settimana", ha commentato Jeremy Hobbs, direttore esecutivo di Oxfam International. Il timore, aggiungono fonti ufficiali, è che si ripeta il fallimento del 2000 all’Aja, dove finì in una clamorosa rottura la conferenza che avrebbe dovuto completare le regole di Kyoto. A metà giornata il clima s'è disteso. A seguito di negoziazioni della presidenza danese per ricucire lo strappo, il gruppo dei 77 si è risieduto al tavolo delle trattative, chiedendo però un forte impegno da parte dei Paesi industrializzati per tagliare le emissioni di Co2. Il tempo di fatti stringe. Domani arriveranno 110 presidenti per prendere visione dei lavori svolti fino a quel giorno, e scaldare le penne per le firme. La richiesta dei paesi in via di sviluppo è che si dia priorità urgente alla problematica della riduzione di gas nocivi, in modo da accertarsi che tutte le Nazioni prendano impegno, compresi gli Usa, che a oggi non hanno mai firmato. Solo secondariamente, dicono i 77, si potrà passare alla discussione sugli obiettivi di lungo termine per la cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice