Rassegna Stampa
Testata: La Stampa

Al capezzale del clima

14/12/2009

autore: ROBERTO GIOVANNINI

Chiuso sbarrato il Centro congressi, formalmente sospesa la Conferenza per una domenica di riposo, ieri la città ha visto i postumi delle scintille di violenza scatenate dai Black Bloc infiltratisi nel pacifico corteo di sabato.

Poi, la domenica è servita per un primo giro informale di incontri tra i 45 ministri dell'Ambiente dei principali Paesi, convenuti nel weekend a Copenhagen. Un appuntamento informale, convocato dalla ministra dell'Ambiente danese Connie Hedegaard in vista della stesura di un nuovo testo che la Danimarca diffonderà domani per cercare di avvicinare le posizioni prima dell'arrivo in città dei leader e Capi di Stato, cui sarà affidato il compiuto di chiudere (sperabilmente) un accordo globale tra giovedì e sabato. Purtroppo, questo incontro è andato decisamente male: tutti – Paesi industrializzati, Usa, Unione Europea, Paesi emergenti – sono rimasti inchiodatissimi sulla loro linea, per niente disposti a fare concessioni. Anzi, i bene informati parlano di toni «vivaci» e di volti scuri al termine della riunione.

Ovviamente chi ha parlato ha usato parole ispirate alla diplomazia: secondo il ministro dell'Energia britannico Ed Milliband, «l'atmosfera è stata positiva, ma le differenze non sono state superate. I nodi principali sono il volume dei tagli delle emissioni, le risorse finanziarie necessarie e la trasparenza degli impegni che ognuno deve assumere». Poco più ottimista il diplomatico cinese Su Wei, per il quale «i leader verranno a celebrare il buon esito di questi negoziati». La situazione è di stallo: gli Usa sono assolutamente riluttanti a impegnarsi in modo forte sulla riduzione dei gas serra entro il 2020, e chiedono a Cina e India di contenere la massiccia crescita di emissioni registrata in questi ultimi anni.

Cina e India ribadiscono che Kyoto impone lo sforzo ai Paesi ricchi, che hanno generato l'80% dell'anidride carbonica dispersa nell'atmosfera. L'Europa e il Giappone a parole sembrano ben intenzionati, ma non vogliono essere gli unici a muoversi, e nell'Ue c'è chi sarebbe ben felice di evitare impegni significativi e magari mandare in malora il protocollo di Kyoto. «Le posizioni sono molto lontane – ha detto il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo - a volte sembra un dialogo fra sordi, con Cina e Usa su fronti speculari. Servirà uno sforzo straordinario, ma non è ragionevole pensare che l'Europa possa da sola caricarsi il grave peso economico di un accordo, onerosissimo per le nostre economie e che non produrrebbe alcun effetto per l'ambiente».

Intanto ieri non sono mancati strascichi della coda violenta della manifestazione di sabato, che si è concretizzata nel più elevato numero di arresti mai registrato nella storia della pacifica Danimarca. I fermati di sabato, ben 968, sono stati praticamente rilasciati tutti nel corso della notte. Tutti meno 13, sottoposti già in giornata a processo. Ieri qualche centinaio di giovani attivisti hanno tentato di andare al porto, dove opera la compagnia di spedizioni Maersk, accusata di contribuire al cambiamento climatico, scandendo slogan. Immediata e durissima la reazione della «Politi», che a suon di manganelli e spray irritanti li ha bloccati, fermandone oltre 250. Per oggi è attesa la risposta dei no global, che hanno promesso un'azione dimostrativa contro il ministero della Difesa.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice