Rassegna Stampa
Testata: Repubblica

Clima, l’ultimatum dei Paesi a rischio

14/12/2009

autore: A. Cian.

L’Africa e gli arcipelaghi chiedono al mondo una svolta radicale

COPENAGHEN — Pausa abolita nella trattativa sul clima. Mentre le campane di Copenaghen battevano 350 rintocchi per indicare l’obiettivo di 350 parti per milione di CO2 in atmosfera, le riunioni sono continuate in maniera informale. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è detto «prudentemente ottimista». E la Svizzera si è allineata all’Europa, che ha messo sul piatto 7 miliardi di euro in tre anni, dando disponibilità al raddoppio degli aiuti per il trasferimento di tecnologie pulite ai Paesi in via di sviluppo e ipotizzando il raggiungimento di una cifra globale pari a 21 miliardi di euro.
La tensione tra i vari gruppi di Paesi resta comunque ancora alta. In particolare i Paesi africani e le piccole isole, che sono i più esposti al rischio del cambiamento climatico (la crescita della temperatura sarà severa soprattutto in Africa e l’innalzamento dei mari cancellerà interi arcipelaghi) chiedono obiettivi più rigorosi: vogliono una concentrazione di anidride carbonica in atmosfera non superiore alle 350 parti per milione, cioè vogliono non solo fermare l’inquinamento ma iniziare il “disinquinamento” (oggi siamo a 387 parti per milione).
È una proposta che divide il vecchio fronte dei G77, con la Cina che guida il cartello dei Paesi di nuova industrializzazione bacchettando chi non si allinea. Nei giorni scorsi Pechino ha chiesto a tutti i partecipanti al vertice sul clima di Copenaghen di scegliere la via del «realismo ». In un lungo editoriale il China Daily dice che «le richieste irrealistiche sollevate da alcuni partecipanti ai negoziati possono costare all’umanità la perdita della preziosa opportunità, che forse è anche l’ultima, di salvare il pianeta dalle disastrose conseguenze del surriscaldamento». Nel mirino del quotidiano cinese non ci sono solo, come tradizione, i Paesi ricchi, ma anche «alcuni Paese insulari».

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