Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Stintino, duello fra ex Dc sulla spiaggia della Pelosa
20/05/2002
autore: Marco Noce
Due liste civiche in corsa e braccio di ferro sul ripascimento dell’arenile
Stintino .Ripascere o non ripascere: questo è il problema che divide le due liste civiche in gara per la conquista del Municipio. Non l’unico, d’accordo, perché il Comune non vive di sola Pelosa. Ma da questa spiaggia celeberrima dipendono le fortune turistiche di Stintino, comunità da 1300 anime che in estate ne ospita 40mila: e se in quest’angolo di Caraibi finito per miracolo in punta alla Sardegna il mare è sempre quello (con tonalità che vanno dal topazio al lapislazzuli al bianco latte), la sottilissima sabbia color farina sta scomparendo. Basta guardare il chioschetto dei gelati: fino all’anno scorso stava a mezza spiaggia, ora è sulle rocce e la risacca gli scava sotto. Decine di migliaia di metri cubi, spinte dal grecale che da qualche anno ha soppiantato il maestrale come vento dominante, sono finite sul fondale dello stretto di Fornelli, verso l’Asinara, e sulla spiaggia della Pelosetta, ormai grande quanto la “sorella” più celebre. Un disastro ambientale ed economico: meno sabbia uguale meno posti al sole e meno quattrini per tutti. Dalla cooperativa che gestisce i carissimi parcheggi a pagamento lungomare ai baristi, ai ristoratori, agli albergatori, ai proprietari di seconde case. Ripascere sì, per il sindaco uscente Lorenzo Diana, che chiede la riconferma agli elettori presentandosi a capo di una lista civica in cui compaiono sette degli otto consiglieri di maggioranza: «La Regione ha già riconosciuto lo stato di calamità naturale. Sono venuti gli esperti, hanno fatto i sopralluoghi, ma in attesa dei risultati abbiamo chiesto all’assessorato all’Ambiente di poter fare un intervento leggero, prelevando uno strato sottile della sabbia finita sul fondale: da un lato faciliteremmo la navigazione nello stretto, dall’altro ricostituiremmo la spiaggia». Ripascere un corno, ribatte il suo antagonista, Tonino Santandrea, capofila di una lista zeppa di giovani e scontenti: «In queste condizioni, la spiaggia non si tocca. Altrimenti finisce come al Poetto». E allora che si fa? Si aspetta il maestrale? «No, si spinge sulla Regione perché il fenomeno venga studiato scientificamente. È inconcepibile che ancora non sia stato fatto. Diana l’aveva promesso già quattro anni fa, invece a tutt’oggi l’unica ricerca è la tesi di laurea di un ragazzino». Si conoscono bene, gli sfidanti. Duellarono anche alle amministrative ’98: Santandrea, vicesindaco con le giunte Greco, fu duramente sconfitto da Diana e divenne il leader dell’opposizione. Cresciuti entrambi alla scuola democristiana, Tonino Santandrea, tecnico Enichem, non ha più preso tessere da quando la Balena bianca è spirata. Lorenzo Diana, invece, primario di Radiologia a Sassari, ha partecipato alla fondazione del Ppi in Sardegna. La tessera l’ha strappata poche settimane fa: «Non ho digerito lo scioglimento del partito nella Margherita». Da buoni diccì, si proclamano amicissimi, ma non si risparmiano le stoccate: «La Giunta Diana - attacca Tonino Santandrea - ha dimostrato di non essere capace di amministrare e garantire il decoro del paese. Questi quattro anni sono stati un fallimento completo». Possibile? A sentire Lorenzo Diana, la sua squadra (quattro assessori, tutti consiglieri eletti), ha rastrellato finanziamenti a destra e a manca: Piano integrato d’area per una strada (aperta solo a pedoni, ciclisti e bus elettrici e fatta in terra battuta: mica siamo a Caprera) lungo la spiaggia delle Saline, palestra con 300 posti a sedere («quasi un palazzetto»), museo delle Tonnare, mediateca, ampliamento del porto turistico (si passerebbe dai 500 posti barca di oggi a oltre mille), rifacimento della rete idrica. Santandrea fa spallucce: «I miliardi, oggi, li danno a tutti, ma di queste opere la gente non ha visto nulla. Noi, con la Giunta Greco, avevamo realizzato l’asilo, le scuole, la passeggiata, i parcheggi, il centro culturale, i giardinetti: Diana invece ha lasciato seccare i giardinetti e impiega cinque mesi per sostituire una lampadina». L’accusato in parte ammette: «Non tutto è andato come avremmo voluto: penso alla gestione del verde pubblico e alla nettezza urbana. Ma per queste cose contavamo di utilizzare i soldi della Bucalossi che ci doveva versare la società Bagaglino». Che invece, dopo aver costruito a Punta su Torrione centinaia di miniappartamenti, un residence e un campo da golf, è fallita lasciandosi dietro un crac da 700 miliardi di vecchie lire: fra i creditori anche il Comune, che solo ora sta incassando la Bucalossi arretrata mentre è in lista d’attesa per l’Ici. Cifre, in euro, a sei zeri. Santandrea rincara la dose: «È mancata la programmazione. I lavori pubblici sono sempre partiti nel momento meno adatto. Come l’anno scorso, che il paese rimase senza illuminazione pubblica in pieno luglio». Se è per questo, anche in questi giorni attempate coppie tedesche e giovani motociclisti svizzeri passeggiano sul lungomare facendo lo slalom fra ruspe, scavi, tubi, operai. È la nuova rete dell’acqua, bellezza: una delle opere più urgenti, secondo Diana, insieme al nuovo depuratore: «Finora siamo riusciti a evitare il razionamento, ma quest’estate rischiamo davvero di rimanere a secco. Per fortuna proprio in questi giorni il Tar ci ha dato ragione contro la soprintendenza ai Beni ambientali, sbloccando l’appalto per il depuratore». Un lavoro da 15 milioni e 750 mila euro, 30 miliardi di vecchie lire. Un gigantesco impianto in grado di filtrare e ripulire gli scarichi di 30mila persone, alleggerendo il lavoro del depuratore attuale, che è tarato per 14mila e ogni estate va in tilt, vomitando liquami in mare. Per Diana il depuratore sarà un toccasana: «Torneranno balneabili le spiaggette dell’Asino e dei Tamerici, dove realizzeremo un parco ludico-balneare. E le acque depurate potranno essere utilizzate per innaffiare giardini pubblici e privati e per lavare auto e barche, insomma per tutte quelle attività per cui oggi si impiega acqua potabile». Il progetto, però, non piace a tutti. Non alla Soprintendenza ambientale, che sospese i lavori perché riteneva poco adatto il sito prescelto: Punta dell’Aquila, uno dei pochi angoli di territorio comunale ancora privo di insediamenti. Non a Tonino Santandrea, che alza la voce: «Pensiamoci bene, prima di rovinare quella zona: non solo è delicata, ma è troppo vicina alle case. I vasconi diventerebbero terreno di coltura per le zanzare. E ci sarebbe anche da chiedersi se davvero ci serva un depuratore di quelle dimensioni».
Chiavi di questa notizia: Poetto