Rassegna Stampa
Testata: L'Unita

Green economy, l’Italia fanalino di coda nel mondo

13/12/2009

autore: MARCO MONGIELLO

Nell’elenco dei primi 26 produttori di tecnologie pulite il nostro Paese non c’è. È solo 29esimo
Danimarca, Brasile e Germania guidano un comparto industriale che nel 2020 sarà il terzo nel mondo

Davanti al Bella Center, dove si tiene il vertice, il vento del nord che intirizzisce i manifestanti alimenta l'enorme turbina eolica montata da Vestas, grande sponsor dell'evento. L'energia pulita è infatti l'affare del secolo. Nel 2020, secondo il rapporto delWwf«Clean Economy, Living Planet », diventerà il terzo comparto industriale del mondo, dopo l'automobile e l'elettronica, conun mercato da 1600 miliardi di euro. A raccogliere i frutti saranno quei Paesi come Germania e Danimarca che oggi guidano la classifica mondiale sulle esportazioni di tecnologie pulite. L'Italia arranca in fondo alla lista, superata anche da Turchia e Polonia.
È quel che emerge dalla classifica dei primi 26Paesi sulle vendite di tecnologie pulite del 2008 in rapporto al Pil. In cima svetta di gran lunga la Danimarca, seguita da Brasile e Germania. L'Italia non è neanche in lista. È al 29esimo posto, spiega Donald Pols, il responsabile del Wwf che ha curato il rapporto. Nella stessa classifica, main cifre assolute, il nostro Paese risale alla 17esima posizione. In testa le grandi potenze economiche: Germania, Stati Uniti, Giappone e Cina. E la Danimarca che, con i suoi 5.5 milioni di abitanti, insegue al quinto posto.A gonfiare i bilanci del piccolo Paese scandinavo le aziende che producono turbine eoliche come la Vestas, con oltre il 20% del fiorente mercato globale, ma anche quelle del settore dell'isolamento: la Danish Rockwool è la numero uno.
La Germania domina in diversi settori delle tecnologie pulite. Nell' eolico sono in buona posizione aziende come Repower, Siemens e Enercon. La tedesca Qcells è il più grande produttore di pannelli fotovoltaici almondo e la Knauf è la leader europea nell'isolamento. Il Brasile deve la sua posizione principalmente alla produzione di bioetanolo, mentre la Cina è il mercato in più rapida espansione, soprattutto nelle rinnovabili. Ben prima di sedersi al tavolo del negoziato sul clima Pechino aveva fissato al 15% l'obiettivo di energia pulita entro il 2020 e ora sono pronti i piani per passare al 20%.

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