Rassegna Stampa
Testata: L'Unita

Cina dai due volti. Difende Kyoto ma inquina l’ambiente

13/12/2009

autore: GABRIEL BERTINETTO

Cina superstar al vertice mondiale sull’ambiente. Con destrezza diplomatica, sfoggiando una buona conoscenza degli argomenti ed un approccio ai problemi pragmatico e non ideologico, i rappresentanti della Repubblica popolare sono impegnati a scrollarsi di dosso l’etichetta di Paese privo di sensibilità ecologista. Leggiamo sul giornale «China Daily»: «Nessun Paese, ricco o povero, può permettersi di uscire a mani vuote da Copenhagen. Una realtà che tutti i negoziatori devono tenere presente è che unPaese può rifiutare o ritardare di incamminarsi sulla strada di un futuro a basse emissioni solo a proprio rischio». Avrebbe potuto dirlo Greenpeace.
Quando si passa dalle enunciazioni programmatiche alle proposte metodologiche, sotto la maschera ambientalista affiora l’indulgenza alle esigenze particolari e contingenti. Lo si capisce ad esempio dal modoin cui Pechino si erge a paladina del protocollo di Kyoto in un documento preparato assieme ai maggiori Paesi del G77, i cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Si tratta in realtà di Paesi come l’India, il Sudafrica, il Brasile, che condividono con la Cina alcune caratteristiche geo-demografiche: grande estensione territoriale, popolazione numerosa. Inoltre il loro peso economico li pone ben oltre i livelli di uno sviluppo in fieri, e li vede ormai competere da vicino con gli Usa e le altre maggiori potenze.
Neldocumento Cina, India, Brasile, Sudafrica chiedono che Kyoto sia prolungato oltre la scadenza del 2012. Stipulato nel1997il protocollo prevedeva una riduzione del 5,2% delle emissioni di CO2 nel 2012 rispetto al 1990, ma poneva condizioni meno rigide per i paesi in via di sviluppo. Procrastinarne la validità offrirebbe lo «strumento legale» per imporre ai Paesi più industrializzatiuncalo delle emissioni del 40% entro il 2020, dicono i cinesi. Solo in questo caso noi potremmo impegnarci a limitare la produzione di gas serra entro il 2050. Il capo negoziatore Xie Zhenhua hachiamato direttamente in causa Obama. Dovete fare di più, se volete che anche noi aumentiamo i nostri sforzi.
Da imputati ad accusatori. Ce n’è per tutti. Alla Ue che offre 7,3 miliardi di euro nel prossimo triennio in aiuti climatici ai Paesi poveri, il viceministro degli Esteri He Yafei replica che «i prestiti nel breve termine non bastano. Se l’impegno è fino al 2050, perché i Paesi avanzati non parlano dei loro impegni finanziari sino a quella data»? Al governo di Tuvalu e di altri piccoli Stati insulari che rischiano letteralmente di essere inghiottiti dai mari se la temperatura planetaria continua a salire, Pechino esprime «comprensione»,mainvita a presentare richieste meno «irrealistiche». Maestri di ecologia e di concretezza.Epur sempre grandi inquinatori.
Alcuni studi indicano che le emissioni nocive della Cina potrebbero più che raddoppiare entro il 2020. E benché Pechino preveda di bruciare nel 2025 2,9 tonnellate di carbone, scienziati europei e americani sostengono che saranno 4,6.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice