Rassegna Stampa
Testata: L'Unita
L’altromondo a Copenaghen. Fermati i black bloc
13/12/2009
autore: MARCO MONGIELLO
Un grande corteo colorato e pacifico, determinato a farsi ascoltare dai «grandi» del summit
La polizia arresta quasi 1.000 manifestanti al primo tentativo di scontri e vandalismi
Centomila in piazza - così li contano gli organizzatori, per la polizia sono 30.000 - per chiedereun cambio di passo ai rappresentanti politici riuniti nella capitale danese per la Conferenza Onu in corso. Una giornata di protesta segnata anche dagli scontri con la polizia di una piccola minoranza di Black Bloc e finita con 968 arresti, ma che è perlopiù rimasta pacifica e colorata, in contemporanea con manifestazioni analoghe in molte città del mondo. A Giacarta i dimostranti si sono radunati davanti all’ambasciata americana per chiedere agli Usa un maggiore impegno nella riduzione delle emissioni.
TANTISSIMI I GIOVANI Al corteo di Copenaghen, partito a metà giornata dal centro della città, hanno partecipato più di 500 associazioni aderenti, dalle sigle più note dell’ambientalismo come Greenpeace, Wwf e Amici della Terra, alle associazioni «alter-mondialiste» come Attac o i duri del Climate Action Justice. Tantissimi i giovani venuti da tutt’Europa, oltre ad una minoranza di gruppi venuti dalle altre parti del mondo.
A provocare gli scontri sono stati qualche centinaio di manifestanti vestiti di nero e con il volto coperto che, a mezz’ora dall’inizio della marcia, hanno iniziato a lanciare sassi e a sfasciare vetrine, colpendo anche la sede della Banca nazionale e del Ministero degli Esteri danese. Pronta la reazione della polizia che fin dal mattino aveva blindato la città, schierando 5000 agenti lungo i sei chilometri del percorso che porta alla sede del vertice, il Bella Center. La coda del corteo, dove si trovavano le frange violente, è stata tagliata dagli agenti in tenuta antisommossa, che hanno bloccato su due lati i manifestanti violenti. In pochi minuti sui la polizia ha creato delle barricate di furgoncini blindati sui due lati e, davanti ai flash dei fotografi, ha speso le ore successive ad ammanettare e disporre in fila e seduti per terra i dimostranti. Erano già stati rilasciati in mattinata invece i dieci italiani fermati il giorno prima, tra cui i nipoti Tommaso e Rocco del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari.
Tutt’altra atmosfera tra la folla in marcia che è arrivata fino al Bella Center. Alcuni cartelli ricordavano che «non c’è un pianeta B», altri che «la natura non fa compromessi», altri più polemici esortavano ad «agire ora» invece del solito «bla, bla, bla», mentre un grande pupazzo di neve gonfiabile chiedeva di «Fermare ora il riscaldamento climatico». Alcuni manifestanti sono arrivati vestiti da orsi polari, altri con i costumi tradizionali della propria etnia, una ragazza da pappagallo: «alcune specie si stanno estinguendo», ha spiegato. Molte le persone che, senza appartenere a nessuna organizzazione, hanno deciso unirsi alla manifestazione semplicemente per far sentire la propria voce. «Noi siamo arrivati da Torino con una Panda a metano», ha raccontato Monica, venuta dall’Italia insieme ad altri quattro amici.
TUTU, KIDJO, CHRISTENSEN L’ong Oxfam ha mobilitato diverse personalità, tra cui la modella danese Helena Christensen, la cantante del Benin Angelique Kidjo e l’ex commissarioOnuper i rifugiati Mary Robinson. Presente anche l’arcivescovo sudafricano premio Nobel, Desmond Tutu.
Molti dei manifestanti sono partiti dal KlimaForum, il vertice sul climadelle associazioni organizzato in un centro sportivo vicino alla stazione di Copenaghen, che da giorni organizza incontri e seminari di studio. «Abbiamo deciso di fareunvertice con le persone colpite dal cambiamentoclimatico, non con le multinazionali», ha rivendicato Tony Andersen, danese di 71 anni e parte dell’organizzazione, oltre che membro del movimento ecologico Permaculture dagli anni ’70. «Se non possiamo cambiare la scienza dobbiamo cambiare la politica. E se non possiamo cambiare la politica dobbiamo cambiare i politici», ha dichiarato il capo di Greenpeace International, Kumi Naidoo.
La giornata è finita con un fiaccolata davanti al Bella Center, dove nel pomeriggio sono arrivate le delegazioni ministeriali, tra cui quella italiana con Stefania Prestigiacomo. Ieri, oltre alle immagini della manifestazione che scorrevano mute sui grandi schermi, la giornata negoziale è stata segnata dalle lacrime di Ian Fry, il delegato dello Stato polinesiano di Tuvalu. «Il destino del mio Paese - ha detto Fry - è nelle vostre mani».
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice