Rassegna Stampa
Testata: Corriere della Sera
Così è sfumato l’ottimismo. I ricchi contro gli emergenti
13/12/2009
autore: Danilo Taino
L’analisi Bilancio della prima settimana del vertice sul clima
La bozza danese ha fatto esplodere i contrastiI ministri dell’Ambiente dovrebbero preparare la fase finale, quando almeno 110 capi di governo cercheranno un accordo globale sul surriscaldamento del pianeta. La Conferenza era iniziata lunedì scorso su una nota di grande ottimismo. Già dal secondo giorno, però, le discussioni si sono fatte aspre e il sentimento dei delegati è girato al nero. Gli Stati Uniti sono in pieno scontro con la Cina: questa sostiene che i Paesi ricchi devono pagare per compensare dell’anidride carbonica che hanno emesso in un secolo e mezzo di industrializzazione; Washington ribatte che anche i grandi Paesi emergenti (Cina, India, Brasile, Sudafrica) devono fare la loro parte perché la crescita prevista dei gas serra è in larga parte da imputare a loro. In più, i Paesi più poveri si sono scontrati con quelli emergenti. E quelli ricchi ieri si dicevanomolto insoddisfatti della bozza di accordo (incompleta) fatta circolare venerdì dalla presidenza della Conferenza. Ciò nonostante, questa bozza ha il pregio di portare alla luce le diverse posizioni e fare capire quali sono le linee rosse invalicabili di ciascuno. Finora ci sono stati alcuni accordi sui meccanismi di trasferimento delle tecnologie dai ricricchi ai poveri e su come affrontare la questione della deforestazione. Da domani toccherà ai punti chiave.
Taglio delle emissioniLa bozza della presidenza prevede che i Paesi ricchi le taglino tra il 25 e il 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020. Molto più degli impegni presi da loro finora, attorno al 16-18%. Lascia però le cifre tra parentesi, il che significa che possono essere cambiate.
Soprattutto, non parla di obiettivi di rallentamento delle emissioni dei grandi Paesi emergenti. Stati Uniti, Unione europea, Giappone e Norvegia ieri sono stati molto critici su questo punto. Il rappresentante americano, Jonathan Pershing, ha detto che «la bozza non funziona nei termini di dove vuole andare a parare». Resta il fatto che Pechino, New Delhi e Brasilia non vogliono prendere impegni legalmente vincolanti.
Denaro ai Paesi poveriL’impegno della Ue a versare 2,4 miliardi all’anno tra il 2010 e il 2012 ai Paesi poveri per aiutarli amitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e per iniziare a introdurre nelle loro economie le tecnologie a bassa emissione è stato considerato «elemosina» da alcuni Paesi in via di sviluppo. Il grande problema, però, sarà il denaro da trasferire nel lungo periodo. Qui, lo scontro tra Todd Stern, inviato speciale della Casa Bianca, e il negoziatore cinese Xie Zhenhua si è fatto aspro quando il primo ha detto che non darà un dollaro dei contribuenti americani a Pechino e il cinese ha risposto di essere allibito per la mancanza di responsabilità storica degli Usa.
Ruolo del businessSi discute in particolare sulla riforma dei meccanismi grazie ai quali le imprese occidentali possono conteggiare nel taglio delle loro emissioni anche investimenti a questo scopo fatti in Paesi del Terzo Mondo, dove con lo stesso denaro si riducono le emissioni molto di più, visto lo stato di arretratezza tecnologica delle industrie locali. Negli ultimi anni c’è stato un uso discutibile del sistema. Per questo serve una riforma. «Ma non deve essere radicale e non deve stravolgere un meccanismo che ha dato grandi risultati in termini di riduzione delle emissioni e ancora di più ne può dare in futuro», sostiene Simone Mori, capodelegazione a Copenaghen per Enel-Endesa, il maggiore utilizzatore al mondo di questo sistema di taglio delle emissioni con logica globale.
Tipo di trattatoUn trattato vincolante non si firmerà alla fine della Conferenza di Copenaghen, al massimo uno stringente accordo politico da trasformare poi in legge internazionale nel 2010. Ciò nonostante, occorre decidere se il nuovo quadro di obblighi sarà la continuazione dei Protocolli di Kyoto oppure no. I Paesi emergenti, guidati da Pechino, vorrebbero che andasse avanti la formula Kyoto, perché a loro non impone obblighi vincolanti. Gli Stati Uniti lo rifiutano perché senza impegni indiscutibili delle grandi economie emergenti non sono disposti a firmare alcun impegno in proprio. La Ue, invece, critica sia Washington che Pechino: ritiene che ambedue dovrebbero accettare obiettivi vincolanti.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice