Rassegna Stampa
Testata: Corriere della Sera
A Copenaghen corteo no global. Mille arresti tra i Black bloc
13/12/2009
autore: Mario Porqueddu
In centomila alla manifestazione «benedetta» da TutuCOPENAGHEN — Finisce con quasi mille arresti, gruppetti di manifestanti che molte ore dopo il termine del corteo continuano con azioni di protesta «mordi e fuggi» per le strade della città, e l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, che a due passi dalle aule dove si tiene il negoziato sul clima dice che si è fatta la storia: «Vogliamo che vi ricordiate questo: hanno marciato a Berlino, e il muro è caduto. Hanno marciato a Cape Town, e l'apartheid è caduto. Hanno marciato a Copenaghen, e adesso otterremo un vero accordo». È successo qualcosa. Decine di migliaia di persone in Danimarca e molte altre in mille piazze del mondo ieri hanno manifestato urlando «Vogliamo giustizia climatica», «Non esiste un Pianeta B», «Cambiate la politica, non il clima». C'era chi portava manichini di KarlMarx, altri hanno pregato, alcuni parlavano swahili, e persino nella lontanissima Australia hanno marciato. A Copenaghen si sono visti ambientalisti, contadini, socialisti, studenti, tre terremotati dell’Aquila, attivisti dell'India, di Taiwan e di tutti i Paesi d'Europa. C'erano esordienti in passeggino o in spalla ai genitori e vecchie glorie come José Bové e Luca Casarini. Una bimba con la scritta: «Tenete da conto il mondo mentre divento grande». Gente vestita da pinguino che invocava: «Salvate gli umani». E c'erano anche gli anticapitalisti, vestiti di nero e decisi ad alzare un po' il livello dello scontro: hanno tirato pietre contro qualche vetrata dell'ex ministero degli Esteri, un ragazzo svedese si è ferito mentre tentava di sparare un petardo, anche un poliziotto è finito in ospedale per ferite lievi. Risultato parziale: molto lavoro per gli agenti antisommossa, quattro macchine date alle fiamme, la promessa che nei prossimi giorni ci saranno altre proteste, e mille persone (tra loro ci sarebbero anche 3 o 4 italiani) fermate e trasportate nelle gabbie del quartiere Valby, una piccola Guantánamo danese, così almeno la descrive Tommaso Cacciari che, suo malgrado, l'ha visitata.
La sorte peggiore è toccata a un gruppo di circa 150 ragazzi, fermati in una strada chiusa dai blindati della polizia dopo un piccolo tafferuglio, che sono stati ammanettati con le fascette di plastica e fatti accomodare sull'asfalto per ore e ore mentre la temperatura scendeva verso lo zero e forse più giù. «Alcuni sono svenuti» diceva un comunicato diffuso in serata da Climate Justice for Action, una delle sigle che hanno organizzato la mobilitazione.
In ogni caso, mille fermi su poco meno di 100.000 persone vuol dire che il 99 per cento dei manifestanti è venuto in pace. E infatti Desmond Tutu, che in vita sua ha visto di molto peggio, non si è fatto impressionare e ha dato quella sua specie di benedizione al corteo.
In partenza, invece, era toccato a Kumi Naidoo, presidente di Greenpeace, parlare alla folla raccolta davanti al Parlamento danese. «Dobbiamo cambiare le politiche, e se non ci riusciamo allora significa che dobbiamo urgentemente cambiare i politici» ha detto. E poi, rivolto ai leader del mondo: «Dovete guardare in faccia i vostri figli e i nipoti e dirgli di aver fatto la cosa giusta: fallire sarebbe il più grande crimine della vostra vita». Poi, per la prima volta da quando esistono i negoziati sul clima, il popolo si èmesso amarciare per contestarli e invocare un accordo contro il riscaldamento globale. La sensazione è che non si fermerà tanto presto.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice