Rassegna Stampa
Testata: Repubblica
“L’Europa non può farcela da sola la sfida del clima riguarda tutti”
13/12/2009
autore: MICHAEL BACKHAUS, MARTIN S. LAMBECK, WALTER MEYER
La cancelliera tedesca: “La Germania e gli Stati dell’Ue sono più avanti nella lotta contro l’inquinamento”
Angela Merkel: basta con l’inerzia, serve un accordo mondiale
BERLINO —
Signora Cancelliera Angela Merkel, il segretario generale dell’Onu si aspetta un “accordo storico” a Copenhagen. Anche lei?
«Io spero, e faccio tutto per riuscire a raggiungere a Copenaghen un accordo storico sugli obiettivi politici centrali. Un accordo vincolante per il diritto internazionale dovrà poi seguire, l’anno prossimo».
Secondo il suo ministro dell’Ambiente, il vertice sarà un successo solo se i 192 Stati presenti a Copenaghen s’impegnano a limitare a
2 gradi il riscaldamento della Terra. Sarà possibile?«Proprio questo è il punto. Limitare il riscaldamento della Terra è la misura decisiva. Io sono cautamente ottimista, sulla possibilità di riuscire a raggiungere un’intesa simile. La settimana scorsa ne ho parlato al telefono anche con i premier cinese e indiano.
Da qui al 2050 occorrerà ridurre le emissioni di CO2 nel mondo del 50 per cento, entro il 2020 già del 20-30 per cento. Può garantire che con questi tagli salveremo il Clima sulla Terra?«Raggiungeremo questi ambiziosi obiettivi solo se paesi di ogni parte del mondo faranno la loro parte. La Germania è all’avanguardia. Ma non basta un paese, né un Continente, per salvare il clima. A Copenaghen è in gioco la responsabilità globale. Nessun paese può sottrarsi al dovere. Io posso dire ai miei concittadini che la difesa attiva del clima migliorerà anche il nostro futuro economico».
Lei da scienziata di formazione è del tutto sicura che il CO2 sia la causa principale del riscaldamento della Terra?«Non c’è dubbio che esiste un aumento della temperatura accelerato dal genere umano. I nemici di questa acquisizione scientifica molto diffusa sostengono che spesso nella lunga Storia della Terra ci sono state grandi modifiche del clima, oltre i due gradi. Ma secondo le nostre conoscenze non c’è mai stato un aumento così rapido della temperatura. E non siamo mai stati così tanti come i 6,5 miliardi di oggi».
In quale misura la lotta al riscaldamento della temperatura cambierà la nostra vita?«Il genere umano fu già molto fortunato quando cominciò a potersi scaldare col fuoco. Oggi possiamo produrre calore bruciando ad esempio carbone o petrolio, io sarò sempre favorevole a fonti di calore che mi permetteranno di lasciare risorse sufficienti alla prossima generazione. Il concetto oggi globale della sostenibilità viene dall’economia forestale tedesca: da oltre cento anni, siamo abituati a usare solo quanto legno quanto poi ne ricresce».
Quando si estingueranno i motori Diesel o a benzina?«Non siamo ancora in condizione di dirlo, intanto i motori diventano più “economici”. Una cosa è chiara: entro il 2050 i paesi industriali devono risparmiare le loro emissioni di CO2 di almeno l’80 per cento se vogliamo rispettare il limite del riscaldamento della Terra di due gradi. Circa il 20 per cento delle emissioni vengono dal traffico. Possiamo fare molto con miglioramenti tecnici. Ma a lungo termine, già a causa delle limitate riserve di petrolio, la maggioranza dei veicoli dovranno avere propulsioni alternative».
Dovremo anche mangiare meno carne, perché i gas intestinali di bovini e ovini causano più CO2 del traffico?
«Non voglio dare consigli ai consumatori, ma la coscienza della gente cresce di continuo. Impareremo in molti modi a vivere in modo più consapevole. Il benessere non è in primo luogo questione di consumo, bensì anche di sensazione di benessere. Cambieremo modo di vita per continuare a star bene. Se svegliamo paure delle rinunce, creiamo un blocco psicologico e mettiamo in gioco il nostro futuro».
Servono leggi e norme mondiali sul CO2?
«Sarebbe auspicabile concedere a livello mondiale certificati sulle emissioni, e vigilare sul loro rispetto. In modo da risparmiare emissioni là dove costa meno ed è più facile farlo. Ha poco senso, con i costi giganteschi nella siderurgia, mobilitare le ultime riserve di risparmio, se invece possiamo risparmiare in modo più economico ed efficace in altri comparti, ad esempio risanando e ammodernando i vecchi edifici».
Quale contributo tedesco offre a Copenaghen?«Noi come europei, durante la recente presidenza tedesca, ci siamo impegnati a ridurre le nostre emissioni del 20 per cento rispetto al livello del 1990. Spero che i contributi di altre regioni del mondo saranno tali da permettere all’Europa di promettere una riduzione del 30 per cento. Come abbiamo offerto se altri Stati s’impegneranno come noi europei. La Germania è in grado di arrivare a riduzioni del 40 per cento. Un’opzione è fissare a Copenaghen le prossime tappe dei limiti alle emissioni per il 2025 e il 2030».
I tagli alle emissioni secondo alcuni calcoli costeranno 310 mila posti di lavoro in Germania. È sostenibile?
«Non posso verificare se questi dati siano esatti o no. Molti investimenti portano a una produzione più efficiente, minori costi dell’energia e nuovi prodotti che stimolano la crescita. Guardiamo all’America: il presidente Obama incoraggia nuove tecnologie ambientali con grande impegno. E’ nel nostro interesse che ovunque il prodotto migliore abbia le migliori chances. Per questo lottiamo contro limiti al commercio, o a mercati chiusi».
L’economia tedesca avrà più vantaggi che non svantaggi dai cambiamenti per salvare il clima?«Sì. Penso che i prossimi sviluppi nel complesso ci porteranno vantaggi. In passato l’introduzione di nuove tecnologie amiche dell’ambiente ha portato crescita. Ma non permetteremo che la Germania e gli altri Stati europei siano i più avanti nel mondo nella difesa del clima, e che altri non facciano nulla. Serve un accordo mondiale sul Clima».
Non teme che dietro la bandiera della difesa del Clima alcuni gruppi politici vogliano rilanciare battaglie radicali per la ridistribuzione della ricchezza o il socialismo?«Molti gruppi lottano per dare un volto più umano alla globalizzazione. Ci vuole anche un po’ di passione per impegnarsi per una causa. E se io faccio politica con passione per la difesa del Clima, ho anche bisogno di un costruttivo confronto con le NGO. Finché gruppi e organizzazioni sono attivi nel rispetto della non violenza e con idee interessanti, ciò spinge il genere umano a riflettere. Mi sembra giusto, mi sta bene».
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