Rassegna Stampa
Testata: Repubblica
Ambiente, la marcia dei 100mila scontri in piazza con i black bloc
13/12/2009
autore: ANTONIO CIANCIULLO
Corteo di 6 chilometri: “Salvate il pianeta”. Settecento fermatiCOPENAGHEN — Il più previdente girava nella folla con un grande canotto di plastica, in buon anticipo sull’innalzamento dei mari. Le mamme pedalavano lentamente sulle bici formato familiare, con un cesto in cui entravano comodamente due bambini. Un gruppo di ragazze belghe vestite da chef presentava una pentola bollente con dentro la Terra. Una festa più che una manifestazione davanti al Christiansborg Castle, con il solito arcobaleno di palloncini e striscioni, slogan e orsi polari in affanno. Un mare colorato in cui spiccava una macchia nera, le divise di ordinanza dei black bloc.
E’ da lì che, appena il corteo dei 100mila si è messo in marcia per chiedere al summit mondiale di far pace con l’ambiente, è partita l’incursione violenta: pochi minuti ma intensi. Una quarantina di tute nere si sono staccate dal corteo puntando verso un cordone di polizia che chiudeva una via laterale. Hanno lanciato sassi e petardi contro gli agenti, impassibili. Hanno puntato contro le vetrine e le hanno fracassate a colpi di spranga. Poi sono tornate nel corteo.
Le forze di polizia, che presidiavano in modo massiccio la città, hanno reagito con metodo. Gli agenti prima hanno frenato la parte del corteo che non aveva ancora raggiunto il punto dell’incidente, in modo da creare un’area di sicurezza, poi hanno fermato alcune decine di black bloc, li hanno ammanettati e fatti sedere per terra in fila indiana. A fine serata il bilancio era di un agente e un dimostrante leggermente feriti, 4 auto bruciate e 700 persone fermate e trasferite in un centro di sicurezza alla periferia della città, ricavato in un deposito della birra Tuborg.
Dopo il rallentamento prodotto dall’incursione dei black bloc, il corteo, organizzato da 515 organizzazioni di 67 paesi, ha ripreso la sua marcia verso il Bella Center, il centro congressi in cui sono riuniti i 15mila delegati delle Nazioni Unite che partecipano alla conferenza sul clima. Per sei chilometri la città si è riempita di palloncini e striscioni. I cartelli più gettonati sono stati: «Cambia la politica, non il clima» e «Agisci ora». A un quarto di cammino dal Bella Center la polizia ha bloccato la marcia, che si è trasformata in una veglia con candele presieduta dal premio Nobel Desmond Tutu.
Il vertice, oggi fermo per un giorno di riposo, entrerà domani nella fase più delicata, con l’arrivo di oltre cento capi di Stato e di governo che hanno a disposizione pochi giorni per raggiungere un accordo difficile.
Da una parte bisogna confermare il salto compiuto dal protocollo di Kyoto, che per la prima volta ha reso legalmente vincolanti gli accordi internazionali in difesa dell’ambiente e stabilito sanzioni in caso di inadempienza: un’intesa raggiunta solo dai paesi industrializzati, con la vistosa eccezione degli Stati Uniti. Dall’altra si tratta di estendere l’accordo, nella seconda fase del protocollo (dopo il 2012), ai paesi di nuova industrializzazione: oggi sono loro a rappresentare la voce più pesante nel bilancio dell’inquinamento.
Un fallimento rappresenterebbe la condanna di interi Stati, a cominciare dalle piccole isole che verrebbero sommerse dalla risalita dei mari. Sono i loro rappresentanti a chiedere per primi misure più drastiche di quelle in discussione: puntano a bloccare a 1,5 gradi l’aumento della temperatura. Ieri Ian Fry, il delegato dell’arcipelago di Tuvalu, nel Pacifico, ha rivolto un appello al presidente degli Stati Uniti perché blocchi il cambiamento climatico. «Questa mattina mi sono svegliato in lacrime pensando a come farà la mia gente a sopravvivere», ha detto in plenaria, mentre la voce si rompeva in pianto.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice