Rassegna Stampa
Testata: Il Fatto Quotidiano
Passeggini e black bloc
13/12/2009
autore: Diletta Varlese
Sfila a Copenaghen il popolo ecologista: tante famiglie e 700 arresti di rivoltosiSe ne sono visti di tutti i colori, è il caso di dirlo: la manifestazione di sabato pomeriggio a Copenaghen ha chiamato gente da tutto il mondo. Grandi panda dalla Cina, orsi polari dall’Alaska, yak dal Tibet, alberi, api, persone vestite nei più bizzarri modi si sono riversate nelle strade della capitale danese. Il cielo ha regalato una giornata bellissima, come non si vedeva da giorni. Il sole ha baciato il corteo e il freddo gelido delle giornate terse danesi lo ha abbracciato. Tante biciclette e tanti passeggini con l’impermeabile, in puro stile del nord. Tantissime famiglie, e anziani, e giovani da tutto il mondo. Quattro generazioni camminavano fianco a fianco, portando cartelli e fiaccole: “
There's no Planet B”, non c’è un pianeta (invece che piano) B, non c’è una via di fuga. “Questa è l’unica Terra, preserviamola”. E poi tanti striscioni che chiedevano “
climate justice”, per ricordare come gli effetti del cambiamento climatico colpiscano maggiormente le popolazioni povere dei sud del mondo e siano conseguenze, in buona parte, di decisioni prese in base al profitto. “
We love Kyoto”, un folto gruppo di giapponesi con cappelli a forma di orso portava il proprio striscione venuto da così lontano. “Io appoggio il protocollo di Kyoto perché prende il nome dalla mia città, ma credo ci sia bisogno di un accordo ben più impegnativo” dice Murasaki Yoshimoto, giovane studente venuta appositamente per la manifestazione.
Gli organizzatori dicono ci fossero 100.000 persone, ma a colpo d’occhio sembravano molte di più. Un serpentone di chilometri che si snodava dal centro della città verso il Bella Centre, dove si svolge il summit sul clima dell’Onu .
In testa le delegazioni delle popolazioni indigene di tutto il mondo “
ajaja Pachamama” urla - vano in lingua originaria gli aymara della Bolivia, “che viva la Madre Terra”. E ancora slogan e canti “noi siamo il Pianeta” e una grande palla di cartapesta a forma di globo che accompagnava gli striscioni d’apertura. Molti dei rappresentanti indigeni venivano dall’America latina: gli
huaorani dell’Amazzonia, i
huicholes del Messico, i Kuna di Panama: “
La tierra no se vende, la tierra se defiende”, la terra non si vende, la terra si difende.
Non sono mancati i black bloc. Avevano annunciato che sarebbero venuti, tutti molto giovani, tutti europei, puntualmente vestiti di nero con i visi coperti dalle sciarpe, si sono posti alla chiusura del corteo. Pochi tafferugli, la polizia danese li ha bloccati subito, tutti a terra, manette ai polsi e via sui cellulari. Circa 700 in stato di fermo. Ma la maggior parte del corteo non se n’è accorto e ha proceduto tranquillo. Al Bella Centre, la fine della manifestazione, un grande palco adibito con enormi altoparlanti ha accolto l’arrivo del corteo con una musica armoniosa, che racchiudeva tutti i suoni della natura. Mentre nel centro che ospita il summit si marcava il giro di boa della prima settimana di lavori, fuori la festa per i diritti della Madre Terra continuava fino a tardi .
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice