Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

La Cinta sta guarendo Riemerge la spiaggia distrutta dall’alluvione

13/12/2009

autore: TIZIANA SIMULA

 SAN TEODORO. La natura si sta rivelando la migliore cura per guarire le ferite della Cinta. Il mare ha restituito porzioni di spiaggia che erano state sommerse dalla furia dell’alluvione del 24 settembre e tre dei cinque varchi che avevano squarciato lo splendido litorale gallurese si sono già ricongiunti. Madre natura premurosa sta rimettendo a posto ciò che tre mesi fa sembrava compromesso. Certo, occorrerà aspettare la fine dell’inverno per avere un quadro preciso dell’evoluzione del sistema spiaggia ma la fotografia scattata fin d’ora è rassicurante. Inevitabile sarà invece l’intervento della mano dell’uomo per favorire la rigenerazione del cordone dunale spazzato via dalla piena.
 Dei danni subìti e del possibile recupero della Cinta si è parlato ieri in occasione di un convegno promosso dall’Icimar, l’Istituto delle civiltà del mare, da anni impegnato sul fronte ambientale. Un incontro incentrato sui rischi idrogeologici e da incendio nella gestione del territorio, che attraverso l’intervento di numerosi esperti ha fornito ad amministratori e tecnici presenti, una serie di indicazioni per una valutazione più attenta dei rischi ai quali sono esposti i territori di San Teodoro e dei comuni vicini e come potersi difendere dai fenomeni calamitosi, ormai ripetitivi: 4 alluvioni in 5 anni. L’ultimo, il 24 settembre, il più disastroso. Causa, tra gli altri pesanti danni provocati alle infrastrutture, anche dell’emergenza ambientale scattata alla Cinta, la cui geografia era stata completamente stravolta dalla piena del fiume. Un carico d’acqua eccezionale che aveva fatto sollevare di un metro e mezzo il livello della laguna adiacente al litorale, sfogando con tutto il suo impeto sulla spiaggia dove si era aperta enormi varchi verso il mare, cancellando centinaia di metri di arenile. «Il ripristino naturale della spiaggia procede bene, si stanno lentamente richiudendo anche gli ultimi due varchi», ha spiegato Augusto Navone, direttore dell’Area marina protetta di Tavolara Capo Coda Cavallo, sotto cui ricadono le spiagge teodorine. Ciò, nonostante l’annunciato provvedimento di interdizione dei tratti danneggiati per cinque mesi, concordato in un vertice l’8 ottobre scorso, non sia stato ancora emesso dalla Capitaneria di Olbia. Restano, invece, da affrontare i danni causati al cordone dunale, assente in alcuni tratti, cosa che rende il sistema fragile. L’idea progettuale suggerita dall’Area protetta è la realizzazione di un vivaio per la conservazione delle specie vegetali tipiche dell’habitat dunale che consentirebbe il reimpianto dei semi e, quindi, la rivegetazione nelle porzioni mancanti, progetto già sperimentato in Toscana. Che andrebbe, comunque, adeguatamente finanziato. «Un altro intervento che proponiamo - ha aggiunto Navone -, è la protezione del piede dunale attraverso una barriera in legno. Ma la cosa principale da fare, è sicuramente quella di razionalizzare il carico antropico, eccessivo in alcuni punti della spiaggia». Un litorale affollatissimo, su cui si riversano anche 12mila bagnanti al giorni in agosto. Un turismo di massa che, non solo San Teodoro ma tutti i comuni costieri galluresi, non riescono a sopportare, come ha rimarcato lo stesso Navone. «I sistemi di depurazione collassano perchè non siamo attrezzati per sostenerlo».

Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico