Rassegna Stampa
Testata: Europa
Copenhagen e l’indifferenza dell’Italia
12/12/2009
autore: Marco Fratoddi
Il senatore ecodem Roberto Della Seta lamentava martedì scorso sull’Unità la disattenzione dei politici italiani nei confronti del vertice di Copenhagen. Come dargli torto? Al termine della prima settimana non un’argomentazione d’alto profilo è stata prodotta dalla maggioranza circa l’utilità di quanto accade nella capitale danese. E anche l’opposizione non ha certo brillato per capacità d’iniziativa, rinunciando a incalzare la maggioranza su argomenti tanto importanti per il futuro della nostra economia.
Il problema però ci sembra vada oltre l’inadeguatezza della classe dirigente al cospetto delle tematiche globali. Riguarda la società italiana nel suo complesso che guarda con distacco, nonostante la pressione mediatica senza precedenti di queste settimane, alle dinamiche del negoziato.
Una conferma arriva da Le Monde che ha pubblicato in settimana un sondaggio su come vengono percepiti dall’opinione pubblica i problemi di cui si discute al Bella center: il 67% degli italiani non ha mai sentito parlare dell’effetto serra. Fra i cittadini dei paesi toccati dalla ricerca siamo il fanalino di coda in quanto a conoscenza delle conseguenze provocate dal riscaldamento globale, dopo i giapponesi (63%), gli americani (61%), i polacchi (53%). E naturalmente i francesi che non a caso, vista l’esposizione di Sarkozy su questo terreno, dimostrano di essere i più consapevoli in materia: solo il 36% si rivela insensibile ai rischi che sta correndo il pianeta. Come potrebbero i decisori italiani esprimere valori diversi? Il lavoro di alfabetizzazione sulle problematiche ambientali nel nostro paese è ancora lungo. Parte di questa missione spetta ai partiti, in particolare a quelli d’area progressista che possono disegnare un progetto centrato sull’ambiente, la qualità e l’innovazione che il centrodestra italiano (contrariamente a quello francese, inglese e tedesco) non saprebbe esprimere. E parte alla società civile che può creare le condizioni perché maturi la richiesta di una politica più lungimirante di quella del cemento e del nucleare.
In questa direzione vanno le “100 piazze per il clima” che un cartello di cinquantotto fra associazioni non solo ambientaliste, sindacati e reti sociali organizza oggi in svariate località della penisola. Guarda caso proprio in queste ore si concludono le piazze per l’alternativa organizzate dal Pd: dare un’occhiata alla mobilitazione accanto potrebbe aiutarci a immaginare l’Italia di domani.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice