Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
La scoperta dei bagnanti: spiaggia irriconoscibile
16/05/2002
autore: Pietro Picciau
I titolari dei chioschi-bar aspettano la nuova stagione estiva tra paura e ottimismo
L’estate arriva tra i disagi
CAGLIARI. Non c’è ressa ma sole e mare sono già estivi. «Peccato per le pietre che ogni tanto affiorano e la sabbia un po’ scura, però all’abbronzatura non rinunciamo». Poetto, ieri, prima fermata: profumo di salsedine nonostante la riva non sia più quasi a ridosso dei baretti ma lontana cinquanta, forse sessanta metri dalla strada. «È uno schifo questo nuovo Poetto, lo scriva», mugugna un passante, 70-75 anni. «Ma almeno abbiamo un po’ di spiaggia», replica conciliante una signora. Non c’è ressa ma alle 11 il via vai di curiosi-bagnanti sembra il preludio della stagione calda ormai incombente.
Ombrelloni e sagome candide stese sull’arenile bicolore: chiaro nella parte vicina alle palme, grigio-piombo verso il bagnasciuga. Tre ragazze in bikini: «Siamo disoccupate o casalinghe, scelga lei, e possiamo approfittare di queste belle giornate: venire al mare a maggio dà l’illusione di anticipare l’estate». Già esplosa, a giudicare dai clienti dei 17 chioschi del lungomare: Capolinea, Aramacao, Dolce vita, Il fico d’India, Corto Maltese, Calypso, Il Nilo, Miraggio, Bar Demontis, Twist, La Lanterna Rossa, Palm Beach, L’oasi, Malibù, La Sella del diavolo, Le palmette, e Holiday lavorano quasi tutti a pieno ritmo. Marisa Cillo, insegnante di inglese e spagnolo va di fretta: «A me questa spiaggia non piace più, la preferivo com’era prima, con la sabbia candida». Stima: «Qualcuno ha sbagliato, e dovrebbe rimediare». Abita nel Quartiere del sole e “dopo 17 anni trascorsi negli Stati Uniti” il Poetto ingrigito non l’aveva messo in conto: «Quand’ero a Lexington, Kentucky, non avevo mai sentito parlare di ripascimento, poi ho scoperto che l’hanno fatto in vari posti. Però adesso il Poetto è brutto e triste». Sandro Angioni, contitolare (l’altro è Gigi Spiga) delle “Palmette”, bar-palestra all’altezza della prima fermata, ha molti motivi per essere soddisfatto: «Intanto l’inizio di stagione. Ottimo. La gente viene e credo rimanga bene impressionata dal nuovo arenile». Secondo motivo? «L’arenile. Ricordate com’era ridotto? Dieci, quindici metri: c’era spazio per pochi ombrelloni. Ora davanti abbiamo una distesa di sabbia: 65 metri». Angioni dirige il locale e fa l’istruttore: «I nostri clienti possono curare la forma fisica facendo spinning, body harmony, aerobica, acqua gim». Costi: «Apriamo alle 7,30 e per 6,20 euro si può fare colazione, sport con 3,20 euro: sommando anche il pranzo una giornata può costare circa 15 euro». Francesco Demontis, titolare di un chiosco alla sesta fermata, guarda i primi avventori del locale e i primi bagnanti: «Altri anni ho visto anche meno gente». È tra i fortunati: «Davanti a noi non c’è stato il ripascimento, non ce n’era bisogno. Prevedo la solita estate, il solito via vai». Fruga tra i ricordi: «Ho il bar dai tempi dei casotti, sono abituato a non allarmarmi. Andrà bene anche quest’anno». Non la pensa così Paola Marongiu, titolare del Twist bar: «L’inizio non è incoraggiante. Ancora poca gente e molti, troppi mugugni di clienti-bagnanti scontenti per il colore e la consitenza della sabbia. Poi le mareggiate: se prima si verificavano due volte l’anno, ora sono più frequenti, segno che è stato alterato l’equilibrio. L’altro ieri abbiamo finito di ripulire dopo l’ultima mareggiata. Poi l’acqua ristagna, non viene filtrata. Previsioni? Non sono ottimista: non possiamo neppure ospitare gruppi musicali oltre la mezzanotte. Mi chiedo: siamo o no una città turistica? Perché non ci consentono di proporre iniziative che vivacizzino il litorale?». Stefano Tassi, edicolante: «Stiamo resistendo, ma è dura. Speriamo nell’estate ma a condizione che non creino altri punti vendita sulla spiaggia». Giovanni Sistu, docente di Politica dell’ambiente a Scienze politiche ha guidato ieri un gruppo di allievi alla prima fermata. Tema: incontro con alcuni esperti che hanno partecipato al ripascimento. «Abbiamo ascoltato con attenzione, ma alla fine abbiamo detto che la Provincia non ha informato la popolazione adeguatamente su quanto stava succedendo al Poetto».
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