Rassegna Stampa
Testata: Europa

Bozza Onu, gas serra dimezzati nel 2050

12/12/2009

autore: Valentina Longo

Cop 15 - Circola il primo testo di compromesso che chiede di contenere la'umento massimo di temperatura entro 1,5-2 gradi al massimo

Con la bozza in circolazione che dà le Nazioni Unite avviate al dimezzamento delle emissioni di CO2 entro il 2050 – ma non indica le cifre degli aiuti ai paesi poveri, – l’Europa che tutti davano divisa a Copenhagen ha mostrato una ritrovata intesa sulla issue clima.
Nel fondo “Fast start” per aiutare i paesi in via di sviluppo nella riconversione alle energie pulite (ovvero finanziare la riduzione delle loro emissioni di CO2 e adattarsi alle conseguenze del riscaldamento globale) il Consiglio europeo ha annunciato che metterà sette miliardi e duecentomila euro, una somma che fa parlare alcuni giornali (come il francese Le Nouvel Observateur) di Europa in posizione da «leadership» al vertice danese.
Si tratta di uno stanziamento annuo di circa 2 miliardi di euro l’anno, un risultato che lo stesso José Manuel Barroso ha definito «oltre le migliori aspettative», visto che finora si era parlato di 5 o 6 miliardi. Londra e Parigi hanno fatto molto per raggiungere queste cifre, insieme al pressing della presidenza di turno svedese. Gordon Brown e Nicolas Sarkozy hanno annunciato che stanzieranno rispettivamente 1,5 miliardi e 1,26 miliardi di euro, entrambi incrementando di parecchio rispetto ai primi annunci e avvicinandosi così alla Germania (che darà 1,44 miliardi di euro). L’Italia, invece, ieri ha annunciato che parteciperà con 600 milioni di euro, rimanendo quindi anche dietro alla Svezia, che ne darà 800. Nessun accordo, però, tra i Ventisette su nuove percentuali di riduzione di CO2, il punto più discusso tra gli stessi euroleader. L’obiettivo ora è fermo al 20 per cento (rispetto al 1990), ma per mettere nero su bianco l’innalzamento di questa percentuale al 30 si aspetta che gli altri facciano la loro mossa.
La questione dei fondi per il “Fast start” non risolve però il punto dei finanziamenti di medio termine (2013-2020) che la Ue intende dare ai paesi in via di sviluppo (calcolati dalla Commissione in 100 miliardi di euro all’anno nel 2020), lasciando così aperta la questione di quali somme dovrebbero provenire dai bilanci pubblici.
Aspetti che probabilmente saranno risolti in un vertice informale “di concertazione” indetto per giovedì prossimo a Copenhagen, ma che non convincono molti, ad esempio le organizzazioni non governative come Greenpeace («la Ue ha perso un’occasione»)o Oxfam- Ucodep, che l’ha bollata come operazione di «immagine» e riciclaggio di «vecchie promesse» che «non ferma i cambiamenti climatici e i loro disastrosi effetti sui paesi più poveri». Poco convinta anche la Cina. I finanziamenti a breve termine «non rappresentano una risposta efficace», ha criticato il viceministro degli esteri He Yafei, che auspica, al contrario, «un meccanismo operativo almeno a medio termine», soprattutto considerando – ha aggiunto – la responsabilità storica dei paesi sviluppati nell’accumulo dei gas a effetto serra.
Il nodo dei fondi straordinari è del resto uno dei più spinosi di quelli sul tavolo della climate conference, ma non ha impedito a Yvo de Boer, invece, di esprimere apprezzamento per l’iniziativa di Bruxelles, «incoraggiamento considerevole », anche se l’attenzione, ha sottolineato il massimo responsabile per il clima delle Nazioni Unite, va puntata su quello che gli altri leader mondiali «metteranno sul tavolo», visto che da cercare ci sono gli altri due terzi dei soldi che devono comporre il “Fast start”.
Intanto nell’ipotesi di bozza fatta circolare dalla presidenza Onu si parla di un contenimento dell’aumento massimo di temperatura tra 1,5 e 2 gradi (rispetto ai livelli preindustriali) e di una riduzione delle emissioni di gas serra tra il 75 e il 95 per cento entro il 2050. La bozza, la base su cui i leader in arrivo a Copenhagen tratteranno nei prossimi giorni, indicherebbe comunque un impegno maggiore per le nazioni più ricche e industrializzate – che porteranno questa quota al 75-85 per cento – e uno minore per i piccoli stati insulari e molti paesi africani. Ma i primi commenti sono stati di tagli «troppo ampi», almeno a sentire la Russia, e proposte «sbilanciate», secondo lo statunitense Todd Stern, che pure le ritiene un buon punto di partenza.
Proprio dagli Usa, comunque, è arrivato ieri un messaggio incoraggiante: al Senato è stata presentata una bozza di legge bipartisan per arrivare al taglio delle emissioni di gas serra del 17 per cento entro il 2020.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice