Rassegna Stampa
Testata: Corriere della Sera
Clima, l’Ue trova l’accordo 7,2 miliardi ai Paesi poveri
12/12/2009
autore: Luigi Offeddu
Bruxelles Critiche dagli ambientalisti. A Copenaghen prima intesa tra gli emergenti
La replica: troppo pochi. Dall’Italia 600 milioniBRUXELLES—Alla fine, l’Europa ha deciso: 7,2 miliardi di euro in 3 anni (600 milioni la quota dell’Italia), per aiutare i Paesi poveri a ripulire i loro cieli dall’inquinamento. Non è proprio ciò che quei Paesi chiedevano, 30 miliardi. E già la Cina avverte: «I finanziamenti a breve termine non sono la risposta giusta». Ma non sono neppure lo «zero» tondo che minacciava di restare sul tavolo ieri mattina, dopo una notte di convulse trattative a Bruxelles. E poi, c’è un altro punto messo a segno: i 27 Stati dell’Ue si dicono disposti a tagliare del 30% le loro emissioni di gas serra da qui al 2020, rispetto al 1990. Spostano cioè più in alto l’asticella delle promesse, rispetto a quel 20% di tagli deciso nei mesi scorsi. Non è cambiato l’obiettivo di fondo: limitare a 1,5-2 gradi l’aumento massimo delle temperature del globo. Ma l’offerta europea è vincolata a una condizione: i grandi degli altri continenti — India, Cina, Brasile, Usa—mostrino altrettanta buona volontà, offrendo delle «decisioni compatibili».
Si conclude così il vertice dei capi di Stato e di governo della Ue. Per il presidente della Commissione Europea JoséManuel Barroso è un risultato «che va oltre lemigliori aspettative », e già si annuncia un altro vertice straordinario per febbraio, stavolta sulla crisi economica. Per Fredrik Reinfeldt, primo ministro di quella Svezia che è presidente di turno della Ue, sul clima i 27 Stati hanno «riconfermato tutte le promesse fatte nei mesi scorsi». L’Europa, concorda l’Onu, ha dato «un notevole incoraggiamento » alla battaglia per l’aria pulita. Il vertice ha avuto «delle lacune », dice il Wwf. Più dura Greenpeace: «Un’occasione sprecata». Quanto ai 600 milioni annunciati dall’Italia, il primo ministro Silvio Berlusconi li definisce un contributo «generoso». E altrettanto fanno per i propri fondi Gran Bretagna, Francia e Germania, che in tre offrono 3,5 miliardi. L’Europa è riuscita a parlare con una voce sola, nel suo primo vertice dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. E ciò che ha deliberato, verrà ora portato a Copenaghen. Che ieri ha partorito una prima bozza d’accordo fra i Paesi emergenti, Cina e India in testa: secondo le indiscrezioni riconferma gli obiettivi di Kyoto, e invita gli Usa ad aderirvi, ma senza accenni «punitivi»; un’offerta interessante per Washington.
Intanto, il presidente francese Nicolas Sarkozymette le mani avanti: l’Europa conquista «una posizione di leadership a Copenaghen». Sarkozy, con il premier britannico Gordon Brown, è stato colui che ha più premuto per un taglio del 30% ai gas serra, ma ora si chiede: «Basterà, tutto ciò? Se lo pensassi, sarei molto ottimista. Credo che basterà ad avviare un’alleanza fra la Ue e l’Africa». Ad ogni buon conto, aggiunge l’uomo dell’Eliseo, «è l’Europa che prende gli impegni più rilevanti, che annuncia dei finanziamenti concreti: c’è forse qualche altra parte del mondo che porta a Copenaghen una proposta così precisa? No, non c’è».
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