Rassegna Stampa
Testata: Repubblica
L’Europa trova l’accordo sui fondi “Sette miliardi per i Paesi poveri”
12/12/2009
autore: Andrea Bonanni
La Ue finanzierà la riduzione delle emissioni prima del nuovo trattatoBRUXELLES — Con una specie di inedito Telethon al vertice, basato sul principio dell’emulazione tra governi, l’Europa è riuscita ieri a mettere a disposizione 7,2 miliardi di euro per finanziare i tagli delle emissioni di gas serra dei Paesi più poveri dal 2010 al 2012. L’accordo raggiunto al vertice europeo di Bruxelles consentirà di finanziare un terzo dei 21 miliardi di euro necessari per quello che viene chiamato fast start: la riduzione delle emissioni prima che entrino in vigore gli accordi che si stanno negoziando a Copenaghen.
Il risultato era tutt’altro che scontato. I contributi europei, infatti, erano su base puramente volontaria, anche se la Commissione si era fissata come obiettivo una forchetta variabile dai 5 ai 7 miliardi in tre anni. Ma alla fine, nel corso della riunione, è scattato un meccanismo di emulazione e di orgoglio nazionale che ha consentito di andare oltre la cifra prevista.
A sbloccare la situazione è stato Gordon Brown, che nella stretta finale ha deciso di raddoppiare l’offerta britannica da 800 milioni a un miliardo e sei: il contributo più alto. Francesi e tedeschi sono rimasti a un miliardo e 260 milioni ciascuno. La Svezia, che ha la presidenza di turno, ha offerto 800 milioni: la cifra più alta in rapporto alla popolazione. L’Italia, che era rimasta con la Grecia e le Repubbliche baltiche l’unico Paese a non aver quantificato la propria offerta, alla fine ha messo a disposizione 600 milioni: il doppio della Spagna e dell’Olanda. La Polonia si è fermata a 50 milioni. Ma in conclusione tutti hanno contribuito: anche i Paesi più poveri e con i bilanci più disastrati, come i baltici, o la Grecia o l’Irlanda.
Il delegato delle Nazioni Unite al vertice di Copenaghen, Ivo de Boer, ha giudicato l’offerta europea «un incoraggiamento notevole» a trovare un accordo su base mondiale nella capitale danese. «Ora bisogna che anche gli altri Paesi industrializzati facciano la loro parte», ha commentato il premier svedese Fredrick Reinfeldt, che come presidente di turno ha condotto abilmente il negoziato tra i Ventisette, riferendosi a Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone a cui toccherà fornire i 14 miliardi che ancora mancano per il
fast start.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice