Rassegna Stampa
Testata: L'Unita

«L’aria non ha confini. I governanti sono vecchi e miopi»

10/12/2009

autore: Umbero De Giovannangeli

Intervista a Margherita Hack

Bisognerebbe che tutti si rendessero conto che l’atmosfera non ha frontiere, ma questa mi pare che sia ancora un’acquisizione di coscienza che non tocca i potenti della Terra. La loro ottica è miope, di corto respiro, forse perché la maggior parte di costoro sono persone anziane che pensano passeranno ancora 50-100 anni prima che il riscaldamento del pianeta porti la dilatazione termica degli oceani a cui si sommerebbe lo scioglimento dei ghiacciai ai Poli, il che determinerebbe l’innalzamento del livello dei mari a tal punto da sommergere molte città costiere…manoi - ragionano quei potenti vetusti quanto irresponsabili, già non ci saremo più…». È l’amara considerazione di unadelle più grandi scienziate italiane: Margherita Hack.
Tutti guardano alla Conferenza Onu sul clima. Qual è la sua speranza da scienziata e cittadina del pianeta?
«La speranza è che ci si renda conto non solo della necessità ma dell’assoluta urgenza di ridurre le fonti di inquinamento, a partire dall’anidridecarbonica e dal metano, tra i maggiori gas che producono l’effetto serra. Spero che da Copenaghen emerga la consapevolezza che l’atmosfera non ha frontiere…».
Da più parti si parla di una corsa contro il tempo per evitare la catastrofe.
«Il tempo è una unità di misura niente affatto neutra. Il fatto è che il potere è in mano, in gran parte, a persone anziane che di fronte a denunce documentate sulle conseguenze catastrofiche, irreparabili, che in un arco di tempo di massimo 100 anni può provocare l’aumento della temperatura del pianeta, alzano le spalle e pensano “chissene frega, tanto tra 50-100 anni non ci sarò più… È l’egoismo portato alle estreme conseguenze, non per costoro ma per le giovani generazioni… ».
A Copenaghen è esplosa la protesta dei Paesi poveri.
«Comprendo il loro ragionamento. Finora lo sviluppo industriale provocato dai Paesi ricchi ha provocato inquinamento ma anche ricchezza per quei Paesi, e ora che anche noi cominciamo a svilupparcidovremo rinunciare a questo sviluppo e, pagandoceli, di dotarci di impianti, attrezzature, per l’utilizzo delle energie rinnovabili…».
Questo modo di ragionare porta a un vicolo cieco. Come è possibile uscirne?
«Provando a trasformare l’egoismo dei Grandi in una solidarietà i cui dividendi andrebbero a tutto il genereumano.Mipare sia unabattaglia che val la pena combattere».
Con quale obiettivo concreto?
«Far sì che i Paesi ricchi aiutino in misura decisiva i Paesi poveri, quelli in via di sviluppo, a dotarsi di attrezzature, impianti adeguati per l’utilizzo delle energie rinnovabili. Sarebbe un investimento sul futuro. Mi auguro davvero che accada anche se non è che mi faccia grandi illusioni, vivendo in unaItalia governata da certa gente…».
A chi e a cosa si riferisce?
«Si parla tanto della necessità di risparmiare energia, ma poi ecco un ministro, che definirlo ignorante è fargli un complimento, che ha la balzana idea di innalzare a 150 km i limiti di velocità su autostrada… Ma costui e quelli che lo hanno subito applaudito non si rendono conto che più si va veloce e più si inquina, aumentando il consumo di benzina? Ognuno di noi deve fare la sua parte per non sprecare energia elettrica, per la raccolta differenziata dei rifiuti e così via… Ma chi ci governa deve avere una capacità educativa… E cosa vuole educare il ministro dei 150 km… Invece di aumentare la velocità, che significa più inquinamento, incentivino la costruzione di automobili che non possono superare i 120km orari..».
Professoressa Hack, guardando a Copenaghen e all’emergenza ambientale, cosa la spaventa di più dei detentori del potere?
«La miopia accecante. La loro meschinità. Un egoismo sociale che non rispetta regole, che calpesta valori e principi universali, che chiude gli occhi di fronte ai disastri che questo potere miope ha prodoptto e produrrà. Sono vecchi. In tutto. Loro non ci saranno più quando la natura chiederà il conto. A pagarlo saranno le giovani generazioni. I giovani devono ribellarsi. Nonperunastratto principio di giustizia ed eguaglianza,ma perché in gioco è il loro futuro, la loro stessa esistenza».

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice