Rassegna Stampa
Testata: La Stampa
Clima, accordo Cina-India
10/12/2009
«Kyoto non è negoziabile»COPENHAGEN - I negoziati in corso alla Conferenza sul clima di Copenaghen sono in primo piano al vertice Ue di oggi e domani a Bruxelles, dove i leader europei cercheranno di concretizzare l’impegno a favore dei paesi più poveri. L’obiettivo della presidenza svedese di turno della Ue è di raccogliere promesse per almeno sei miliardi di euro per finanziare la preparazione dei paesi in via di sviluppo nel periodo 2010-2012 (fast start), in vista di un nuovo Trattato sul clima che dovrebbe sostituire il Protocollo di Kyoto dal primo gennaio 2013.
Intanto secondo
Le Monde i paesi emergenti non intendono chinare il capo e farsi imporre dai paesi sviluppati le loro condizioni per contenere il riscaldamento climatico. In un testo confidenziale, elaborato dalla Cina in accordo con India, Brasile, Sudafrica e Sudan, vengono tracciate le linee dell’accordo che risponderebbero ai loro desiderata. Il testo, di cui il quotidiano francese ha ottenuto copia, potrebbe imporsi come filo conduttore delle trattative dei prossimi giorni alla Conferenza sul clima di Copenaghen, mentre la bozza della presidenza danese, anticipata dal britannico Guardian il 3 dicembre, aveva suscitato la piccata reazione dei paesi in via di sviluppo (il cosiddetto G77, che raggruppa i paesi emergenti all’interno delle Nazioni unite, ndr.). Intitolato «Copenaghen draft», il documento, che è stato inviato per fax il 30 novembre da Pechino, delinea con chiarezza le posizioni del G77 ma apre la porta a compromessi. Nel preambolo insiste sulla validità del protocollo di Kyoto e indica in «2 gradi centigradi» l’innalzamento della temperatura della Terra da non superare..
Il testo è stato elaborato da Pechino nella forma di documento finale, formato che sottolinea la volontà di proporre non tanto una formula negoziale ma una posizione condivisibile da tutti. Nel preambolo si fa riferimento all’Onu e si sottolinea come per i Paesi in via di sviluppo «la priorità assoluta resti lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà», da combinare quindi con misure per non permettere un aumento delle temperature globali oltre i due gradi. La bozza di accordo stabilisce che per i Paesi più sviluppati «che non partecipano al Protocollo di Kyoto», quindi gli Usa, «gli impegni per la riduzione delle emissioni debbano essere paragonabile agli obiettivi» degli altri: una formula che consente, pur implicitamente, agli Stati Uniti di non prendere il 1990 come data di riferimento, ma li obbliga ad arrivare comunque agli stessi tagli dei paesi industrializzati. Il documento prevede «un quadro istituzionale specifico» che aiuti gli stati insulari e le nazioni più povere ad adattarsi al quadro di tagli delle emissioni.
Per gli aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo si fa riferimento a Fondo globale gestito dalle Nazioni Unite (mentre gli Usa vorrebbero che si passasse attraverso la Banca Mondiale). Alla luce della bozza resa pubblica da Le Monde assumono un nuovo significato le parole dell’ambasciatore cinese inviato alla Conferenza di Copenaghen: «I Paesi impegnati nelle consultazioni cinesi si sono accordati per una posizione molto netta in vista della Conferenza».
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice