Rassegna Stampa
Testata: Repubblica
La Cina sferza gli Usa “Più tagli ai gas serra”
10/12/2009
autore: Antonio Cianciullo
Pechino chiede un maggior sforzo ai Paesi ricchi
COPENAGHEN — Le parti si sono invertite. Bollata negli ultimi anni come il nemico pubblico numero uno dell’ambiente, ora è Pechino a inseguire Washington sul fronte ecologico chiedendo impegni più stringenti per combattere il caos climatico. Xie Zhenhua, il capo della nutrita delegazione cinese, ieri ha puntato i piedi aprendo alla possibilità di dimezzare la CO² entro il 2050 ma sostenendo che la riduzione delle emissioni offerta da Obama, 17 per cento rispetto ai livelli del 2005, non basta: i paesi ricchi devono tagliare i gas serra di almeno il 25-40 per cento entro il 2020 rispetto al 1990. E non bastano neppure i fondi che verrebbero messi a disposizione, 10 miliardi di euro all’anno.
La risposta americana è venuta da Lisa Jackson, responsabile dell’Epa, l’Agenzia federale dell’ambiente a cui è stata affidata la gestione dei gas serra: «Noi non neghiamo l’importanza di un obiettivo a lungo termine, ma un obiettivo di medio termine è più importante: dobbiamo risolvere il problema immediato ». La protagonista della svolta verde decisa da Obama ha tracciato il quadro di un’America consapevole del prezzo pagato per decenni di scarsa efficienza energetica sostenuti con la politica del petrolio a basso costo. L’Epa vuole che gli impianti più inquinanti producano un rapporto annuale, che i gas serra vengano subito conteggiati, che la gestione dell’acqua, dei rifiuti e degli elettrodomestici sia razionalizzata.
«Non ci sono più scuse per i ritardi: dobbiamo agire ora per arrivare a un taglio delle emissioni serra dell’80 per cento entro il 2050 e per ottenere vantaggi economici immediati», ha aggiunto Lisa Jackson. «Grazie ai nuovi standard sull’efficienza delle auto risparmieremo 1,8 miliardi di tonnellate di carburante ». Un’opportunità di business che comincia a essere colta da settori importanti dell’economia americana. Il New York Times cita ad esempio il caso della American Electric Power che è pronta a chiudere un quarto delle sue centrali più inquinanti per riconvertirne il 75 per cento al carbone pulito, tecnologia discussa ma comunque meno inquinante dei vecchi impianti.
Dietro la trattativa sul clima prende dunque forma la sfida industriali tra i due giganti dell’economia mondiale. La Cina ha scavalcato gli Stati Uniti sul fronte delle emissioni di anidride carbonica e per il momento ha assunto impegni solo per l’aumento dell’efficienza energetica, non per la diminuzione del complesso delle emissioni serra prodotte dal paese. Ma i suoi standard attuali per le ve auto sono leggermente migliori di quelli che Obama ha deciso di adottare (entrambi attorno ai 15 chilometri per litro) e Pechino è pronta a fare di meglio scendendo a 18 chilometri per litro nel 2015.
La competizione Usa-Cina potrebbe riaprire i giochi nella partita climatica, ma spiazza i paesi più poveri che rischiano di venire completamente emarginati dall’accordo tra i grandi blocchi economici. Il rincorrersi delle proteste organizzate dai delegati africani è dunque la spia di un nervosismo che poggia su solide basi. Ieri si è riparlato della proposta di accordo formulata dai rappresentanti delle piccole isole, quelle che rischiano di sparire sotto le onde dei mari ingigantiti dallo scioglimento dei ghiacci: tagliare le emissioni serra subito e in modo radicale per evitare che l’aumento della temperatura superi il grado e mezzo nell’arco del secolo. Un progetto condiviso da tutti gli ambientalisti, ma al momento con poche possibilità di realizzazione. Anche se passasse la linea più avanzata (meno 30 per cento di emissioni entro il 2020) e un aumento dei fondi per l’export di tecnologie pulite nei paesi poveri (l’Europa ha messo 2 miliardi di euro sul piatto) il massimo obiettivo raggiungibile sarà probabilmente contenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi. Sarebbe comunque un buon risultato, visto che è la soglia oltre la quale il danno viene considerato catastrofico.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice