Rassegna Stampa
Testata: Il Giornale di Sardegna
Pressing cinese sugli Usa «Più tagli sui gas serra»
10/12/2009
autore: Roberta Rianna
Copenaghen. Terzo giorno del summit sul clima. ashington: useremo buon senso
La Cina si impegnerà a dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2050. Ma solo a una condizione: i Paesi ricchi dovranno fare altrettanto, tagliando i gas serra di almeno il 25-40 per cento in dieci anni. Il do ut des proposto dal caponegoziatore Xie Zhenhua arriva nel terzo giorno del vertice sul clima di Copenaghen. Principale interlocutore del Celeste Impero, gli Stati Uniti d'America: due giganti a confronto, che insieme emettono il 40 per cento dei gas nocivi del pianeta. «Spero davvero che il presidente Obama possa portare un contributo concreto in vista del trattato», dichiara Xie dalla tribuna danese. In tal caso, anche la Cina giocherà un ruolo costruttivo nei negoziati, aprendo i cordoni della borsa per aiutare le nazioni in via di sviluppo con le nuove tecnologie «verdi». Pechino chiama, Washington risponde. La promessa degli States è di «agire ora e con buon senso», nonostante la feroce opposizione dei repubblicani capeggiati da Sarah Palin, che chiedono all'inquilino della Casa Bianca di Attualità «boicottare» il vertice. Per l'ex governatrice dell'Alaska, il summit dell'Onu è «politicizzato» e rischia di penalizzare il lavoro e le aziende Usa. Il Vecchio Continente, nel frattempo, sembra farcela a racimolare il “tesoretto” per i Paesi poveri. L'Unione europea ha garantito una disponibilità immediata di sei miliardi di euro per tamponare i costi di riduzione dell'effetto-serra nelle aree in via di sviluppo. Lo stanziamento fast-start, da erogare a partire da gennaio, è in cima all'agenda del vertice Ue in programma oggi e domani a Bruxelles. Dal 2010 al 2012, l'Ue potrebbe impegnarsi a distribuire due miliardi l'anno alle nazioni in difficoltà. «Francia, Gran Bretagna e Germania stanzieranno diverse centinaia di milioni ciascuno», ha spiegato un diplomatico europeo impegnato nei negoziati. «La Francia sarà generosa, in linea con ciò che faranno gli altri Paesi membri», ha confermato una fonte del governo di Parigi. Mentre Berlino non ha ancora annunciato quale sarà il proprio impegno finanziario. Ma la partita più delicata verrà giocata in casa, dove i Paesi dell'Est rivendicano i diritti di “poveri” d'Europa. In prima fila, i coinquilini polacchi che pochi giorni fa, attraverso il ministro degli Affari europei Mikolaj Dowgielezicz, avevano avvertito i Ventisette: «Nessuno vuole spendere per Copenaghen».
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