Rassegna Stampa
Testata: Il Fatto Quotidiano

Un clima alternativo

09/12/2009

autore: Diletta Varlese

IL CONTROVERTICE DI COPENAGHEN

La prima cosa che colpisce entrando al Klimaforum09 sono i colori. A differenza della serietà in giacca e cravatta del vertice ufficiale Cop15, questo forum parallelo – denominato “il summit della gente” – è pieno di persone vestite di tutti i colori. Colorate sono le pareti del centro Dgi-Byen, colorate foto e poster che richiamano alle principali problematiche ambientali, colorati sono tavoli, sedie, aule dove si tengono i dibattiti.
Aula arancio, verde, viola, blu, grigia, marrone, rossa e gialla, quasi a dire che della Terra, della sua impressionante bellezza, la prima cosa che colpisce sono i colori, la delicata biodiversità da preservare.
Il forum, voluto dalla società civile, da associazioni e da Ong di tutto il mondo è stato inaugurato ieri da Naomi Klein, la scrittrice canadese che da 10 anni è una tra le portavoci del movimento mondiale e autrice di No L ogo e Shock Capitalism.
La Klein ha infuocato il pubblico con parole dirette alla conferenza ufficiale che si tiene nel Bella Centre: “Quello che si sta svolgendo a Cop15 è il più grande caso di disastro del capitalismo. L’accordo di cui abbiamo bisogno non è neppure messo sul tavolo”. E prosegue: “Klima - forum non ha niente a che vedere con il fare la carità ai paesi in via di sviluppo, ma riguarda il prendersi le responsabilità come paesi industrializzati e fare pulizia nel casino che noi stessi abbiamo creato”.
Il Klimaforum09 ospiterà 200 dibattiti, 70 eventi tra mostre fotografiche, film e teatro. Si aspettano 10.000 visitatori al giorno e “super star” come Vandana Shiva.
Un via vai di gente riempie le gradi aule, sfoglia il programma del forum, sorseggia caffè ecologico, si perde nel labirinto di corridoi del centro e approfitta per fare una pausa nella piscina comunale inglobata nella struttura. I temi che verranno trattati danno l’imbarazzo della scelta. Dalla distruzione della foresta Amazzonica, al riciclaggio, al consumo sostenibile al legame tra clima e commercio da una prospettiva femminile. Basta dare rapida lettura ai titoli delle conferenze per capire che qui l’ago della bilancia lo marcano gli interessi della gente, non quelli economici. E soprattutto che qui parlano direttamente i soggetti che subiscono gli effetti dei cambiamenti climatici, e coloro che da anni agiscono per cambiare la rotta. “La situazione è già disastrosa”, dice Henry Saragih, coordinatore generale di Via Campesina, la più grande organizzazione di contadini al mondo. “È stato detto e ridetto e fa male ripeterlo, ma chi già sta subendo le conseguenze sono le popolazioni più povere che non hanno modo di far fronte a inondazioni, siccità, epidemie e perdite dei raccolti”.
Se si resta al Klimaforum fino alla sera, si è travolti da proposte di teatro, musica e proiezioni di film. Perché il coinvolgimento emotivo che porta l’arte è un perfetto complemento alle riflessioni della giornata. Perché, per evitare che non si riduca tutto ad aridi numeri e percentuali di Co2, ci vuole qualcosa che tocchi il cuore e l’imma ginazione della gente, che ognuno, in prima persona, si senta coinvolto come parte integrante della causa, ma anche della cura.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice