Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Portoscuso, vino al piombo in tavola
09/12/2009
autore: Erminio Ariu
Su 60 prelievi, 16 superano il doppio dei limiti fissati per legge
Fuori tempo massimo i risultati delle analisi dell’Arpas sui vignetiPORTOSCUSO. Zucchero e soprattutto piombo. Arrivano, ma fuori tempo massimo, i risultati delle analisi sulle uve prelevate, dall’Arpas nelle vigne del territorio di Portoscuso. Il risultato analitico ottenuto dai chimici dell’ente pubblico ha certificato che su 60 prelievi effettuati nei vigneti del territorio del centro industriale per ben 16 volte è stata riscontrata la presenza di piombo, superando abbondantemente i limiti di legge. I prelievi sono stati effettuati nel mese di settembre ma solo a novembre, quando la vendemmia e la pigiatura dell’uva è arrivata a buon fine e le botti erano piene di vino, alla Asl 7 di Carbonia e al Comune di Portoscuso sono pervenuti i certificati delle analisi, richieste per legge.
L’indagine avviata, tre mesi fa, quindi, si è conclusa con la notifica al servizio igiene alimenti della Asl e al Comune di Portoscuso solo il 12 novembre scorso ma da qual momento non è stato preso alcun provvedimento.
I parametri stabiliti dal regolamento CE, per la presenza di piombo nelle uve e nelle verdure, impongono che i prodotti alimentari per essere commestibili non possono superare 0.2 mg/kg di piombo; invece in ben sedici campioni i valori superano il doppio dei limiti di legge. In molti casi si arriva a sfiorare il limite inferiore per cui la presenza di piombo nelle uve appare comunque decisamente diffusa.
«Ancora una volta - commenta il consigliere comunale dell’opposizione Angelo Cremone - si riesce a disporre dei risultati delle analisi a vendemmia ultimata e quando probabilmente nelle case si stanno stappando le prime bottiglie di vino contaminato dai metalli pesanti. Viviamo, insomma, sopra una discarica industriale e nessuno assume provvedimenti. Si teme per le persone che geneticamente sono esposte a certe malattie e queste conclusioni ritengo siano decisamente tardive».
Dalle mappe allegate ai certificati analitici si evince che i prelievi sono stati effettuati in tutto il comprensorio di Portoscuso e i riferimenti non risparmiano alcuna zona. Alcune aree risultano, per la verità, più contaminate altre meno ma la presenza di piombo è largamente diffusa in tutti i vigneti. «Qualcuno dovrà pur intervenire - aggiunge Cremone - perchè siamo di fronte a eventi gravi che impongono a chi è preposto alla tutela della salute pubblica, di intervenire. Sono stati accertati, in più vigneti, valori di piombo superiori a 0.44 mg/kg e anche a 0.46 mg/kg e non si interviene. A questo punto, data l’assenza delle istituzioni sarebbe meglio non prelevare alcun campione e lasciare tutto allo sbando».
Fra qualche giorno, come tradizione, le botti delle cantine familiari cominceranno a far sgorgare il vino contaminato e qualche bottiglia sarà sulle tavole per rallegrare le festività natalizie. Ma per bere il vino, e prima ancora per mangiare l’uva prodotta da queste parti bisogna essere dei temerari. Poco o nulla si può dire sulla presenza nelle uve di altri metalli pesanti perché i certificati delle analisi non esprimono i valori massimi di legge.
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