Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Rifiuti speciali, l’isola fa il pieno
07/12/2009
autore: Alfredo Franchini
Record per il recupero dei materiali pericolosi come i metalliCAGLIARI. Nell’ultimo anno i sardi hanno prodotto 519,7 chili di rifiuti a testa. Una montagna pari a 864 mila tonnellate di spazzatura. I sardi sono in linea con le medie europee, (nei 27 Stati membri dell’Ue si raccolgono 522 Kg di rifiuti urbani per abitante), ma nell’isola si registra una grande anomalia: un’altissima percentuale (41,3%) di rifiuti speciali pericolosi recuperati.
Nelle altre regioni regioni i rifiuti pericolosi sono recuperati in valori percentuali da un massimo dell’otto per cento (Liguria) allo 0,1% della Toscana. In valori assoluti le tonnellate di materiali pericolosi in Sardegna avviate al recupero sono state 220.969 contro 4 milioni e cento di rifiuti non pericolosi. Ma la gran differenza è sulle percentuali; (per lo smaltimento, invece, l’isola è agli ultimi posti della graduatoria nazionale). L’Istat che ha elaborato lo studio sull’emergenza rifiuti attribuisce l’anomalia alle industrie metallifere: «In tutte le regioni oltre il novanta per cento dei rifiuti recuperati, è rappresentato da materiali non pericolosi ad eccezione della Sardegna per la quale la quota di rifiuti speciali non pericolosi scende al 58,7 per cento a fronte del 41,3% di rifiuti pericolosi recuperati soprattutto nella produzione di metalli». In questo caso, insomma, la maggior quantità di rifiuti pericolosi è dovuta, per l’Istat, all’attività industriale del Sulcis. Ma nel valore percentuale così rilevante incide anche la raffineria della Saras. Nella catalogazione dei rifiuti pericolosi contribuiscono i prodotti chimici, la fabbricazione di coke e le raffinerie di petrolio. I materiali speciali non pericolosi sono prodotti dalle imprese di costruzione, seguono le attività manifatturiere e, per ultimi, i servizi.
La quantità di spazzatura è maggiore nel Centro Italia (633 kg a testa), rispetto al Nord (541) e al Sud (508) con il record alla Toscana, (697 Kg a testa), e la punta minima in Basilicata (413). La Sardegna ha fatto registrare tra il 2006 e il 2007 l’incremento maggiore nella percentuale di rifiuti urbani raccolti in modo differenziato (+8 punti); le altre regioni che mostrano progressi nel campo della differenziata sono Valle d’Aosta, Friuli, Piemonte ed Emilia. Delle 864 mila tonnellate raccolte nell’isola 620.215 erano rifiuti indifferenziati e 240.470 provenienti dalla raccolta selettiva. (A questi devono essere aggiunte 3383 tonnellate di rifiuti ingombranti).
Se si esamina la gestione della montagna di spazzatura prodotta in Italia, (32 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti urbani), si vede che il Veneto ha la più alta percentuale (21,3%) di rifiuti avviati ad impianti di compostaggio di matrici selezionate. Anche le altre regioni del Nord, eccetto la Liguria, fanno registrare quote elevate mentre al Centro l’unica ad avere un percentuale maggiore del 5% di rifiuti avviati a questo tipo di impianti è la Toscana. La Sardegna avvia al compostaggio 37.754 tonnellate di rifiuti, 33.355 tonnellate sono destinate al processo di digestione anaerobica, 100.971 al recupero della materia, 374.478 sono sottoposte al trattamento meccanico biologico 174.549 all’incenerimento e, infine, 502.244 tonnellate finiscono nelle discariche. Il comportamento delle famiglie rispetto alla raccolta differente cambia a seconda della grandezza dei Comuni e c’è una minora rispondenza nei grandi centri e nelle Aree metropolitane. Scendendo da Nord a Sud diminuiscono le percentuali di persone che possono disporre facilmente dei contenitori. Un’indagine multiscopo dell’Istat sugli “Aspetti della vita quotidiana” attesta che le famiglie sarde hanno risposto bene alla richiesta di separare i rifiuti: il 70,8 getta la carta negli appositi contenitori (l’8,7 lo fa solo qualche volta); alta la percentuale di coloro che separano il vetro (70,6) e i rifiuti organici (68,1). Le percentuali scendono per gli altri scarti: 56,6 per i farmaci da buttare, 52 sardi su cento gettano le batterie negli appositi raccoglitori, 58,9% per l’alluminio. In genere, però, i cittadini si lamentano del grado di accessibilità dei contenitori per la raccolta differenziata. Se è facile trovare i raccoglitori per il vetro (la metà degli intervistati risponde di trovarli facilmente) non è così per le batterie usate (23,4%), per i farmaci (32%) o le lattine d’alluminio (36,9%).
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