Rassegna Stampa
Testata: Europa
Chi scommette su Copenhagen
05/12/2009
autore: Valentina Longo
Lunedì al via il summit Onu sul clima. Intesa tra gli emergentiIl momento per occuparsi finalmente di quei pinguini che fanno capolino dall’home page del sito della “Cop 15” è arrivato. La conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul clima apre lunedì e per due settimane lavorerà sulle politiche ambientali da mettere in piedi in fretta per il post protocollo di Kyoto. Fino al 18 nella capitale danese sfileranno i rappresentanti di 192 nazioni e 98 tra capi di stato e di governo, e forse anche Obama – finora atteso solo per mercoledì 9 – che ieri ha fatto sapere che potrebbe tornare per la fase cruciale di chiusura (il 17 e 18), insieme agli altri capi di stato e di governo. L’obiettivo finale resta quello di siglare un accordo – di trattato non si parla più – per limitare la crescita della temperatura a due gradi centigradi, attraverso una drastica riduzione della emissioni di gas a effetto serra. Difficile che ci sia un trattato giuridicamente vincolante (si parla da tempo di rinvio al 2010, forse in Messico), ma i negoziatori mirano a un accordo politico che possa entrare in vigore almeno parzialmente.
I punti su cui si lavorerà a Copenhagen sono sei: 1) Di quanto ridurre le emissioni di CO2 da qui al 2050, considerando che il 50 per cento dell’effetto serra è dovuto alla presenza di CO2 nell’atmosfera; 2) come suddividere i tagli necessari tra paesi sviluppati e in via di sviluppo 3)quali fondi destinare per una riconversione dei modelli di crescita dei paesi del sud del mondo; 4) come proteggere e conservare le grandi foreste del pianeta; 5) come finanziare i paesi in via di sviluppo; 6) quale forma legale dare al trattato, la cui entrata in vigore è attesa dopo il 2012, alla scadenza del Kyoto Protocol. Punti fondati sulla previsione più inquietante per cui entro la fine del secolo le temperature aumenteranno tra 1,4 e 5,8 gradi, con conseguenti disastri ambientali e con l’incremento dei profughi (già definiti “profughi climatici”), che a causa di inondazioni e desertificazione potrebbero diventare 250 milioni entro il 2050.
Anche se non manca la consapevolezza che l’obiettivo finale dovrebbe essere un’intesa per dimezzare le emissioni globali di gas serra entro il 2050, gli impegni che i paesi industrializzati hanno annunciato in vista del 2020 non sembrano soddisfacenti. Il calo realistico di emissioni previsto si aggira oggi intorno al 12-16 per cento, rispetto a vent’anni fa, lontano dal 25-40 per cento che gli esperti valutano necessario.
Paesi come gli Stati Uniti (che ha parlato di ridurre le emissioni del 17 per cento in dieci anni), la Cina (che si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra per punto di pil tra il 40 e il 45% entro il 2020 e rispetto al 2005) e l’India (che ridurrà del 20-25 per cento rispetto al livello 2005 il rapporto emissioni-pil) non soddisfano le attese. E proprio ieri Cina, India, Brasile e Sud Africa hanno annunciato che a Copenhagen faranno fronte comune, dopo aver a lungo guidato le accuse a chi ha responsabilità forti nella crescita del global warming, cui si chiede invece più impegno per l’adattamento dei modelli di sviluppo. In mezzo sta l’Unione europea che «punta a un accordo ambizioso », che arriverà con una folta delegazione di parlamentari (guidati da Jo Leinen) e che mira a essere il leader mondiale nella lotta all’effetto serra, riducendo del 20 per cento le sue emissioni – e per questo lo sforzo di Obama a Bruxelles sembra piccolo –. Potrebbe portare al 30 per cento i suoi tagli (questa è anche la richiesta dell’Alleanza dei socialisti e democratici) in caso di «accordo ambizioso», ma nel vincolo di impegni significativi dei paesi poveri.
Quanto all’Italia, c’è ancora da decidere chi ci sarà.
A parte Berlusconi, che lo ha annunciato, è atteso il ministero dell’ambiente ma non è ancora possibile sapere chi comporrà la delegazione: si dovrà aspettare lunedì o, più probabilmente, mercoledì. Intanto gli Ecodem Roberto Della Seta e Francesco Ferrante hanno chiesto che il presidente del consiglio e il ministro, proprio perché rappresenteranno l’Italia, «vengano in senato a riferire e a discutere su quale sarà la posizione ufficiale del nostro paese a Copenaghen».
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice