Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Una piena e cinque domande

29/11/2009

autore: Angelo Pani

Le perplessità legate ai progetti post-alluvione

Cinque domande sui progetti del post alluvione. Il coro di critiche contro lo studio sugli interventi nelle aree colpite dalla piena del rio San Girolamo può essere riassunto in una serie di quesiti che stanno sul palmo di una mano. Domande che gli amministratori di Capoterra e i cittadini avrebbero voluto porre agli estensori del piano se ci fosse stata una consultazione preventiva.
A Capoterra non sono state erette barricate, non sono nati comitati popolari e non c'è un'avversione precostituita ai progetti del post alluvione. Questo, però, non significa che manchi la volontà di discutere. I no che si sono levati dal banchi del Consiglio comunale (dove maggioranza e opposizione muovono le stesse critiche) non riguardano i dati tecnici, sicuramente elaborati da professionalità che nessuno intende mettere in discussione; ciò che vengono respinte sono alcune delle scelte adottate.
Barriera a difesa degli edifici di Hydrocontrol; viadotto sulle piscine ed eliminazione del lago a Poggio dei Pini; argini a Rio San Girolamo e Frutti d'Oro: sono questi i punti maggiormente contestati. Con una ulteriore argomentazione che è passata inosservata ai più: il destino della scuola elementare di Su Loi che, se il piano reso pubblico nei giorni scorsi verrà messo in esecuzione, si troverà proprio nel percorso della prossima ondata di piena. Ma andiamo con ordine.
HYDROCONTROL Con questo nome, una ventina di anni fa, è stata costituita una società con l'ambizioso proposito di creare un Centro di ricerca e formazione a livello internazionale in materia di gestione delle risorse idriche. La sede (un complesso di edifici con aule, laboratori, sale polifunzionali, mensa) venne realizzata occupando parte del letto del rio San Girolamo a nord di Poggio dei Pini e la scelta fu infelice come le sorti della società. Da una parte travolta dai debiti, dall'altra ripetutamente sommersa dalle piene del fiume. Finita in liquidazione e avviata al fallimento su istanza di un gruppo di ex dipendenti, la Hydrocontrol è confluita nel patrimonio della Regione che quattro mesi fa ha dovuto sborsare 4 milioni di euro per evitare l'arrivo dell'ufficiale giudiziario. Ora, il piano presentato da Hydrodata, Dhi-Italia e Art-Ambiente prevede la spesa di 840 mila euro per realizzare una nuova muraglia a difesa degli edifici ormai abbandonati di questa fallimentare impresa. La domanda è semplice semplice: non sarebbe meglio lasciare l'Hydrocontrol al suo destino e consentire al fiume di riprendere il suo corso?
PONTE SULLE PISCINE Il giorno dell'alluvione, una massa impressionante di acqua, fango e pietre ha investito la piana di Poggio dei Pini sommergendo anche una piscina condominiale e si è riversata nel lago dopo aver distrutto un ponte e un centinaio di metri di strada. Ora la viabilità è stata ripristinata ma il piano delle opere del post-alluvione prevede profonde modificazioni. La strada a ridosso dell'attuale ponte (lungo una decina di metri) sarà cancellata ed è previsto l'aggiramento con la costruzione di un viadotto a quattro arcate lungo 106 metri che passerà accanto alla piscina. Il traffico verrà convogliato, sulla sinistra del fiume, in una strada interna di Poggio e, sulla destra, in un nuovo percorso realizzato su un argine. L'obiettivo dichiarato è quello di liberare il corso del fiume da tutte le ostruzioni. E, tra queste, viene inserita anche la piscina. Considerati i problemi di traffico che, col progetto Hydrodata, sorgerebbero sul lato sinistro dove la viabilità è assolutamente inadeguata, perché non trasferire più a valle il ponte di 106 metri conservando l'attuale percorso?
IL LAGO Una delle peculiarità paesaggistiche più ragguardevoli di Poggio dei Pini è il lago creato da una diga in terra battuta. Lo sbarramento ha retto l'urto della piena e ha onorato la sua funzione contribuendo ad attenuare gli effetti distruttivi dell'alluvione. Ma il canale di uscita non è rapportato a una massa d'acqua imponente e, pertanto, necessita di importanti opere di adeguamento. Alcune sono già state realizzate. In questo modo si potrà salvare il lago che, durante l'estate, costituisce un'importante riserva idrica sfruttata ogni qualvolta si verificano incendi anche a decine di chilometri di distanza. Il piano Hydrodata condanna a morte il lago: prevede che il fiume lo aggiri, convogliato in una condotta forzata. In questo modo, gli unici immissari dell'invaso sono due rivoli secondari la cui portata è assolutamente insufficiente. Domanda: è proprio indispensabile cancellare il lago quando esistono studi e rilevamenti effettuati dopo l'alluvione da professionisti del settore che certificano la reale possibilità di mettere a norma la diga?
LA MURAGLIA DI RIO SAN GIROLAMO È stato nella lottizzazione di Rio San Girolamo e nella parte meridionale di Frutti d'Oro che l'alluvione ha colpito con maggiore durezza allagando le case e gettando nel lastrico centinaia di famiglie. Comprensibile, pertanto, che siano gli abitanti di questa zona a vigilare con maggiore apprensione sugli interventi di salvaguardia. La consistenza delle opere previste (una muraglia in cemento alta 5 metri e mezzo e lunghi argini di terra) e la loro dislocazione hanno fatto paragonare le barriere previste dal progetto Hydrodata alla Linea Maginot costruita dai francesi alla frontiera con la Germania che venne facilmente aggirata dai soldati di Hitler. La paura è che la storia si ripeta: se l'ininterrotto cordone protettivo che cinge il quartiere su tre lati dovesse cedere in un solo punto, il rimedio sarebbe peggio del male.
LA SCUOLA DI SU LOI Il canale nel quale scorre il rio San Girolamo nella sua parte terminale non è sufficiente a contenere il fiume in piena. Per evitare l'allagamento delle lottizzazioni costiere, gli estensori del piano Hydrodata hanno scelto di non allargare il canale e di difendere le case realizzando un argine a ridosso del villaggio di Frutti d'Oro. In questo modo, durante le alluvioni, il fiume dovrebbe trovare sfogo nell'alveo di piena risparmiando le abitazioni. Sulla carta il progetto funziona a meraviglia. Ma c'è un piccolo problema: nella valle destinata ad essere allagata ci sono alcuni edifici: la scuola elementare di Su Loi frequentata da un centinaio di bambini, la chiesetta di Sant'Efisio dove fa tappa il simulacro del santo durante il viaggio per Nora, e una villa dell'Ottocento (Casa Spadaccini) recentemente restaurata dal Comune. Gli estensori del piano non se ne sono accorti. Per loro, è a rischio unicamente un campetto di calcio.

Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico