Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

«Il nostro dolore non si è mai spento»

21/10/2009

autore: Andrea Piras

Il pericolo alluvione fa ancora paura a ventimila cittadini

CAPOTERRA. Dodici mesi dopo la finedelmondo c’è una speranza. Rinchiusa in una delibera regionale che affida a Capoterra trentacinque milioni di euro per mettere mano ai lavori sul fiume assassino e scacciare, una volta per tutte, il rischio idrogeologico lungo il rio San Girolamo ma anche il Masoni Ollastu. Una speranza per non rivivere mai più quel giorno maledetto di un anno fa, affidata allo studio predisposto da un pool di super esperti (la società torinese Hidrodata) che dovrà indicare il che fare per rendere più sicuro il corso d’acqua che nasce sui monti di Santa Barbara e sfocia dopo un viaggio di parecchi chilometri sul mare degli Angeli, dopo aver attraversato Poggio dei Pini, San Girolamo, Frutti d’Oro.
Certo, ben altri fondi servirebbero per poter mettere a frutto, realmente, le idee messe nero su bianco dai professionisti. Perché lo studio di Hidrodata non ha tralasciato nulla, infilando sotto la lente del microscopio ogni metro quadrato di territorio attraversato dal torrente. Per questo di risorse, oltre ai 35 milioni già stanziati dalla Giunta regionale, ce ne vorrebbero altrettanti se si pensa che oltre ad allargare il corso idrico bisognerà pensare ai ponti (si parla anche di un viadotto di 200 metri sulla statale 195 che da solo assorbirebbe una consistente parte del capitolo di spesa), ai sottoservizi (condotte dell’acqua, della rete fognaria e via discorrendo). Per non parlare degli espropri inevitabili e della cancellazione, inevitabile, di una serie di abitazioni troppo vicine al fiume. Probabilmente una ventina che dovranno essere abbattute per essere comunque ricostruite da un’altra parte, certamente più sicura. E tutto questo senza che i legittimi proprietari spendano un solo euro.
Ieri, anche di questo (ufficialmente e ancora di più ufficiosamente) si è parlato in chiesa durante il primo di una serie di incontri pubblici che cittadini e istituzioni hanno organizzato per ricordare il 22 Ottobre ma soprattutto per conoscere cosa si è fatto e cosa si dovrà fare per rendere sicuro il territorio e non precaria la vita di migliaia di abitanti. Un’assemblea a cui hanno partecipato amministratori comunali e regionali in quella parrocchia di Frutti d’Oro che nei giorni dopo il nubifragio del 2008 era diventata la sede dell’emergenza e della solidarietà.
E stato il sindaco Giorgio Marongiu a ripercorrere quelle ore terribili di pioggia e di morte. E stato l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Angelo Carta, ad annunciare la disponibilità dei fondi. «Settanta milioni complessivi per le alluvioni del 2008 in Sardegna di cui trentacinque destinati esclusivamente a Capoterra». Una manna. Che il paese attendeva da un anno. «E di cui, devo ammettere, avevo quasi perso le speranze», dice il sindaco Marongiu, che ieri ha anche ricordato il 1969, quando vennero approvate le lottizzazioni costiere e Capoterra perse le sue caratteristiche urbanistiche per trasformarsi in un paese “a macchia di leopardo”. Case, e poi case. Dove prima si faceva agricoltura e la Sardegna pensava alla Chimica, all’industria. E al cemento venuto su quasi sui gretti dei vecchi fiumi assopiti. «Diciannove nuove lottizzazioni abbiamo fermato in questi ultimi anni, e non è stato facile». Anche perché le bombe e il tritolo, in passato, avevano suonato eccome, dopo i no decisi dell’amministrazione civica per impedire il saccheggio edilizio e un’altra colata di cemento. Se quelle nuove case sarebbero sorte, oggi anche lo studio di Regione e Hidrodata per rendere sicuro il Rio San Girolamo andrebbe alla malora. Impossibile da realizzare.
Non è stata un’assemblea serena, quella di ieri sera nella chiesa di Frutti d’Oro. Molto è stato fatto, certo, ma chi a Capoterra vive e vive nelle zone più colpite dall’alluvione (460 millimetri di pioggia caddero sulla terra, quel giorno, su un’area circoscritta e per un tempo ridotto, dalle 6 alle 9 del mattino), da quel nubifragio eccezionale che ha costretto a rivedere le statistiche e dunque le capacità di sopportazione di un territorio come quello tra Santa Barbara e la costa. Da lì bisognerà ripartire. Da lì è partito lo studio per la mesa in sicurezza del fiume diventato un killer spietato per colpa dell’uomo.

Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico